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domenica | 31-08-2025

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Attualità

“Caro dottor Bertelli, in quei capannoni c’è la nostra vita”

Con una lettera aperta, un gruppo di ex operaie della storica fabbrica Lebole di Arezzo – le cosiddette “Leboline” – ha voluto rivolgersi direttamente a Patrizio Bertelli, patron di Prada, che nei giorni scorsi ha acquisito l’area dismessa dell’ex stabilimento in via Ferraris ad Arezzo.

Le firmatarie, che in quegli spazi hanno vissuto anni fondamentali della propria vita lavorativa e personale, esprimono gratitudine per la scelta dell’imprenditore di investire su un luogo simbolico della storia industriale cittadina. Ma, allo stesso tempo, lanciano un appello garbato e profondo: non dimenticare la memoria di chi, tra quelle mura, ha costruito con dignità e fatica un pezzo importante dello sviluppo di Arezzo e del suo tessuto sociale.

La richiesta non è nostalgica, ma civica e collettiva: fare in modo che, nel nuovo progetto di rigenerazione, resti un segno tangibile di quella storia, come gesto di riconoscimento verso una generazione di donne e uomini che ha contribuito a far crescere la città. Un piccolo spazio per ricordare e per tramandare.

Arezzo, l’ex Lebole è di Patrizio Bertelli: un nuovo futuro per l’area simbolo della moda

“Gent.mo dottor Bertelli,

siamo un gruppo di ex operaie della Lebole e abbiamo letto con piacere la sua decisione di acquisire l’area di via Ferraris e di porre quindi fine al suo degrado. In quei capannoni abbandonati da oltre 20 anni, noi abbiamo trascorso la fase più importante della nostra vita. Abbiamo iniziato con entusiasmo e speranza, abbiamo concluso con delusione e rammarico.

Indipendentemente dalle nostre esperienze personali, la Lebole ha rappresentato uno dei cardini dello sviluppo industriale di Arezzo e il luogo principale dell’avvio al lavoro di migliaia di ragazze. L’area di via Ferraris è quindi un luogo della memoria della storia di Arezzo e, particolare, delle sue donne.

Ci permettiamo di sottoporre alla sua attenzione una piccola richiesta e cioè che nella futura area Lebole rimanga un segno di questa storia. Lasciamo a lei il compito di immaginare quale questo possa essere e noi vorremmo soltanto che Arezzo non dimenticasse. La storia corre oggi veloce e le persone dimenticano rapidamente. La nostra non è nostalgia ma l’idea di una comunità coesa che sa dove viene, cosa hanno fatto le nonne e le bisnonne,  i nonni e i bisnonni, quali sono stati i risultati positivi ma anche gli errori.

La ringraziamo per l’attenzione che vorrà dedicare a questa nostra richiesta”.