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martedì | 27-01-2026

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Economia

La nati-mortalità 2018 delle imprese aretine: crescono le unità locali ma sono in flessione le sedi d’impresa

Le localizzazioni di impresa sono  invece 45.416 e fanno registrare una crescita di  26 in più rispetto allo scorso anno.

 Il sistema delle imprese della provincia di Arezzo nel 2018 ha mostrato quindi chiari segnali di sofferenza sopratutto per quanto concerne le sedi di impresa: infatti, il saldo fra le iscrizioni di nuove aziende e le cancellazioni (non d’ufficio[1]) di quelle che chiudono presenta il valore più critico degli ultimi anni (-132 imprese).

Vengono quindi confermati ed amplificati i segnali negativi emersi lo scorso anno (-16 imprese) che avevano rappresentato un primo un campanello di allarme.
Il peggioramento ha riguardato sia la natalità (sono state create 95 imprese in meno del 2017) che la mortalità (hanno chiuso 21 imprese in più rispetto allo scorso anno).In termini percentuali il saldo si traduce in un tasso di crescita di -0,35%.

Nel corso del 2018 si è notevolmente ridimensionato il numero delle imprese cancellate d’ufficio (39) cioè delle aziende eliminate dal Registro delle Imprese per protratta inattività.

 

Nati-mortalità annuale delle imprese – provincia di Arezzo

 

Registrate 31/12

 

Iscrizioni

Cancellazioni non d’ufficio

Saldo

Cancellazioni d’ufficio

2018

37.549

1.957

2.089

-132

39

2017

37.705

2.052

2.068

-16

164

2016

37.875

2.144

2.132

12

189

2015

38.047

2.163

1.999

164

54

2014

37.929

2.159

2.081

78

247

2013

38.209

2.467

2.567

-100

141

2012

38.453

2.397

2.364

33

322

2011

38.731

2.467

2.119

348

169

2010

38.537

2.626

2.193

433

49

2009

38.139

2.537

2.367

170

350

 

“ La vitalità imprenditoriale –sottolinea il Presidente della Camera di Commercio, Massimo Guasconi – rappresenta un indicatore particolarmente importante dello stato di salute dell’economia locale. Per questo non dobbiamo sottovalutare  i segnali che emergono dal movimprese 2018 anche se siamo pur sempre in presenza di una  flessione inferiore all’unità percentuale. Peraltro il tasso aretino è abbastanza simile a quello delle altre provincie del centro-nord: la media nazionale  pari al + 0,5% è stata infatti trainata dalla crescita imprenditoriale  del Sud Italia e delle  Isole .
E’ comunque evidente che le incertezze dello scenario economico nazionale ed internazionale ed un lieve peggioramento delle performance di mercato  abbiano condizionato il 2018.  
Abbiamo comunque buone notizie, sul versante occupazionale: nonostante che il numero delle imprese sia in diminuzione, gli addetti complessivi delle stesse imprese che hanno sede in provincia si attestano a fine anno a 119.684, in crescita del’1,9% rispetto a fine 2017 (+2178 unità).”

 “Il dato relativo al 2018 –commenta il Segretario Generale della Camera di Commercio Giuseppe Salvini – evidenzia anche la trasformazione del sistema imprenditoriale aretino che sta privilegiando modelli societari più strutturati e caratterizzati da minori responsabilità a livello patrimoniale.
Prosegue infatti  l’avanzata delle società di capitale che rappresentano ormai il motore dell’imprenditorialità aretina: nel 2018 sono cresciute di 297 unità arrivando a superare a fine anno la soglia delle 10 mila unità (10.229), il 3% in più di quelle presenti un anno prima.
Le altre forme societarie presentano invece una modesta flessione dello 0,5% corrispondente a 4 unità in meno rispetto al 2017, toccando a fine anno quota 843 imprese. Il segno negativo evidenziato a livello generale matura quindi nelle altre due classi di natura giuridica.
In particolare le imprese individuali presentano una diminuzione di 295 unità (-1,5%), scendendo così a fine anno sotto la soglia delle 20 mila unità (19.852). Anche le società di persone mostrano però un pesante saldo negativo di 154 unità che corrisponde in termini percentuali ad una flessione del 2,3% che porta lo stock al 31 dicembre a 6.625 unità.

 “Per quanto riguarda l’andamento dei vari comparti di attività economica a livello macro a fine anno – prosegue Salvini -sono in calo rispetto al 2017 l’agricoltura (-1,4%), il manifatturiero (-0,6%), il commercio   (-1,7%), i trasporti-magazzinaggio (-3,2%), le attività finanziarie ed assicurative (-1,4%), le attività immobiliari (-0,2%) e le altre attività di servizi (-0,4%).
Al contrario risultano in crescita varie specializzazioni del comparto dei servizi: i servizi di alloggio (+1,9%), quelli di ristorazione (+0,2%), i servizi di informazione e comunicazione (+2%), le attività professionali e tecniche (+2,1%), i servizi di supporto alle imprese (+3,6%), l’istruzione (+2,1%), la sanità e assistenza sociale (+4,6%) e le attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+3,1%).

All’interno del manifatturiero risultano in crescita le industrie alimentari (+0,3%), il comparto della moda: industrie tessili (+1,5%), abbigliamento (+0,9%), pelletteria-calzature (+1%), stampa e riproduzione supporti registrati (+1,1%), la fabbricazione prodotti in metallo (+1%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+0,9%) mentre sono in flessione, tra le altre,  l’ industria delle bevande (-13,3%), la fabbricazione di prodotti chimici (-4,3%), la metallurgia (-5,5%), l’elettronica (-9,2%), fabbricazione di macchinari (-1,1%), e di  mobili (-1,5%). Pressoché stabile (-0,1%)  la gioielleria ed oreficeria.
All’interno del vasto aggregato del commercio tutti i rami sono in flessione rispetto al 2017: commercio di veicoli (auto e moto) e riparazione (-1,3%), commercio all’ingrosso e intermediari del commercio (-1,3%) e commercio al dettaglio (-2%).”

 

[1]     A partire dal 2005, in applicazione del D.P.R. 247 del 23/07/2004 e successiva circolare n° 3585/C del Ministero delle Attività Produttive, le Camere di Commercio possono procedere alla cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese di aziende non più operative da almeno tre anni.
Tale procedura comporta, per ogni periodo analizzato, un numero di cessazioni che deve essere attribuito a decisioni di intervento amministrativo finalizzate a regolarizzare la posizione di imprese non più operative: si tratta dunque di fenomeni di mortalità imprenditoriale che non sono intervenuti nel corso dell’intervallo temporale considerato, ma che risalgono ad almeno tre anni prima e per i quali non è possibile effettuare una datazione precisa.
Si ritiene opportuno quindi non considerarli ai fini dell’esame della demografia imprenditoriale. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.infocamere.it.