Arezzo, a Crema pari amaro. Traduciamo la rabbia in vittoria

. Inserito in Visto dalla curva

Altro che crema… finale amarissimo per l’Arezzo contro la Pergolettese che strappa un punto agli amaranto con il decisivo contributo del signor Cascone di Nocera Inferiore. 

Il finale thrilling ha guastato una gara che i ragazzi di Di Donato avevano saputo amministrare e gestire soprattutto nella seconda parte, guadagnando il vantaggio e tenendo a lungo in mano le redini del gioco. Questo fino al 77°, quando la Pergolettese è riuscita ad entrare in area (non lo faceva da un po’) e Nolan è andato in anticipo su Bortoluz colpendo sicuramente  la palla (che cambia nettamente direzione) e forse anche la gamba dell’avversario. Il direttore di gara è comunque andato dritto sul dischetto tra le proteste dei nostri e siccome, come diceva il grande Vujadin Boskov, “rigore è quando arbitro fischia”, i lombardi hanno incartato e portato a casa il gentile omaggio. 

E’ stato però solo un assaggio di quanto sarebbe accaduto a partire dal 90°. Proprio ad inizio recupero l’arbitro ritiene che Luciani abbia toccato una palla che invece il nostro esterno ha solo accompagnato verso il fondo (avrebbe agevolmente potuto calciarla in fallo laterale, se non l’ha fatto è perché non l’ha toccata). Dai due angoli consecutivi dei gialloblu locali vien fuori Pissardo in uscita. Bortoluz lo spinge a terra con una manata, l’ex Monopoli si rialza e lo spinge via. Mentre si accende la rissa arriva l’ineffabile direttore di gara che sventola il rosso al portiere ed il giallo all’attaccante. Con quale logica lo sa solo lui. Potrebbe bastare, ma non basta. Al 95° mischia in area cremasca. Caso finisce lungo disteso e già qualcuno dei gialloblu ha le mani nei capelli perché il rigore appare solare a tutti ma non all’uomo di Nocera, per il quale invece è simulazione.

Di Donato esce con il sangue agli occhi, Luciani continua a protestare e non si dà pace. Dopo l’episodio di Grosseto (gol in netto fuorigioco della Pianese) la direzione di gara di oggi reclama un pronto intervento da parte della società laddove si deve. Nessuno pensa alla malafede, ma l’incapacità è fuori discussione.  Ma come ha giocato l’Arezzo?

Riavvolgiamo il nastro.

Primo tempo così così. Squadra con poco equilibrio che se si allunga si scopre e che se non si allunga non punge. Mastica gioco a lungo l’Arezzo, ma alla fine dei primi 45 se conti le occasioni ne hanno avute di più i padroni di casa se si eccettua una colossale palla gol fallita da Cheddira, macchinoso ed impreciso.

Nel secondo tempo gli amaranto sono partiti meglio.

Tassi ha dato più consistenza al centrocampo, Rolando e Belloni hanno smesso di fare i mediani e si sono dedicati di più a ciò che sanno fare meglio e non a caso il gol è nato da una combinazione dei due. Si va con buona fluidità in sovrapposizione con gli esterni, cosa riuscita poco e male nel primo tempo. Cutolo ci prova un paio di volte e sfiora il gol, Belloni scalda le mani al portiere avversario e (ancora!) Cheddira di testa a porta sguarnita manca il tap-in. Ha esordito Gori che si è mosso bene, facendo vedere capacità tecniche e buoni movimenti che si sono un po’ persi nel convulso finale, dove il protagonista è stato un altro. Discreto anche l’inserimento di Piu, vicino al gol con un bel colpo di testa e bene ha fatto Caso nei pochi minuti in cui è stato in campo e non è certo colpa sua se chi di dovere ha invertito il senso e le regole del calcio.

Vero che abbiamo probabilmente regalato un tempo all’avversario ( poco lucidi e poco incisivi) e vero anche che abbiamo costruito 6/7 occasioni (due enormi) senza concretizzare, ma stasera si torna con tanta rabbia, tanta amarezza e con Borghini infortunato ( brutto movimento nell’azione incriminata e problemi da definire al ginocchio, speriamo bene).

Si torna in campo mercoledì sera ed è meglio così: traduciamo la rabbia in vittoria.

Tags: S.S. Arezzo

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.