Arezzo, a che gioco giochiamo?

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A che gioco giochiamo? Stamani sono esplose come bombe le dichiarazioni rilasciate al “Corriere aretino” da Giorgio la Cava (1.800.000 di debiti, giocatori che devono rinunciare a tre mensilità su quattro) e da pochi minuti ci arriva un comunicato stampa che rettifica, smentisce, smorza

Insomma si scherzava. Epperò così non va bene, non va bene proprio per niente! Si sta giocando una partita delicatissima sulla pelle dei tifosi e della città, è in ballo quel futuro che due anni fa abbiamo strappato all’anonimato nel pomeriggio di Carrara e non possiamo e non vogliamo permettere che venga giocato così, sul filo di una guerra di nervi che viene combattuta anche con non-notizie, con ballon d’essai, mezze frasi a nuora perché suocera intenda o autentiche cannonate come stamani seguite da retromarcia. Tutte cose che alla fine non si sa cosa significhino ma che hanno però  la capacità di mandare in fibrillazione o depressione tutto l’ambiente. Da tempo abbiamo capito che le parti che si contendono il domani dell’Arezzo sono riconducibili al direttore Pieroni  ed a coloro che lo osteggiano perché portatori di interessi diversi (legittimo) o personali (e qui qualche dubbio mi permetto di avanzarlo). In mezzo il presidente La Cava, tirato per la giacca. Su di lui grava ora una responsabilità importante. Lui che ci ha sollevato dalla polvere dove ci avevano fatto cadere Matteoni e compari, deve decidere su quale delle due proposte mettere la firma. Naturalmente è liberissimo di decidere secondo convenienza e convinzione, ma auspichiamo che in un angolo del suo cuore ci sia un posto anche per i tanti che l’hanno sinceramente stimato e apprezzato e che ora si attendono un futuro competitivo, perché è l’unico che ci possiamo aspettare e che vogliamo pretendere. Quello che valeva per Ferretti e chi l’ha ignobilmente seguito vale per tutti, si chiamino Ermanno Pieroni, Andrea Stanzione o Massimo Londrosi: con l’Arezzo non si gioca!

Tags: S.S. Arezzo Giorgio La Cava

Paolo Galletti

Paolo Galletti

Laurea in scienze politiche, da quando ha memoria ricorda solo il colore amaranto incitato sugli spalti di mezza Italia. Visceralmente legato alla maglia ed alla città si augura prima o poi di vedere accadere il miracolo sportivo che ancora non è mai avvenuto.