Hiv, studenti a confronto al San Donato, è la Giornata Mondiale

. Inserito in Sanità

Tacconi (Malattie Infettive): “Preoccupano il calo di attenzione e la disinformazione”. La testimonianza di un aretino

Vietato abbassare la guardia. In occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, in programma domani sabato 1 dicembre, la Asl Toscana sud est organizza un’iniziativa dedicata alle scuole all’auditorium Pieraccini del San Donato di Arezzo. L’iniziativa verrà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook dell’Azienda (Azienda USL Toscana Sud Est), quindi sarà visibile a tutti.

La mattinata è organizzata dalle strutture che si occupano di “Promozione della salute” e di “Prevenzione” sotto il coordinamento di Patrizia Baldaccini e  la collaborazione dell’Ufficio scolastico provinciale, quello regionale e Ars (Agenzia regionale di Sanità). L’iniziativa sarà condotta da Amina Kovacevich e prenderà il via alle 9 con il saluto delle autorità. Alle 9,30 si esibirà il gruppo musicale “I Calimani”. Seguiranno un  report con i dati epidemiologici illustrati da Fabio Voller (Ars Toscana), la lettura di una testimonianza e l’intervento di Danilo Tacconi (direttore UOC Malattie Infettive, Arezzo); quindi sarà trasmesso uno spezzone del film “Dallas Bujers Club”. Alle 11 i ragazzi potranno fare domande, in modo anonimo, agli esperti presenti. Quindi si esibiranno di nuovo “I  Calimani” e ci sarà un confronto finale tra tutti i presenti. Le scuole in auditorium saranno: Istituto Magistrale Vittoria Colonna; I.S.I.S. Margaritone Vasari; I.S.I.S. Buonarroti Fossombroni; ITIS Galileo Galilei; Istituto Vegni Capezzine di Cortona e Istituto Severini di Cortona, per un totale di oltre 200 studenti.

“Nonostante gli enormi progressi compiuti dalla ricerca medica con la progressiva disponibilità di farmaci che sono riusciti a controllare l’evoluzione della malattia nell’individuo, la sua sconfitta è ancora lontana – dichiara Danilo Tacconi, direttore Malattie Infettive – Quello che preoccupa di più è la disinformazione, in tanti ancora oggi non conoscono bene le modalità di contagio, sottovalutano i rischi derivanti dai rapporti sessuali non protetti, sanno poco sui sintomi e si ha ancora timore a parlarne. Senza poi considerare la reticenza verso il test dell'HIV o i pregiudizi e la discriminazione verso le persone sieropositive. Diffondere il test dell’HIV (per legge gratuito nei laboratori pubblici e se richiesto anche anonimo) è fondamentale per cercare di identificare quella quota di persone che appartengono a coloro che non sono consapevoli del loro stato (1/4 circa dei 130.000  infettati in Italia) e quindi con aumentato rischio  per la propria  salute e per quella dei partner”.

 

E’ un problema che “TI RIGUARDA”: è quanto recita la campagna nazionale istituita dall’ANLAIDS, al fine di sensibilizzare il maggior numero di persone al problema dell’HIV e delle altre malattie sessualmente trasmesse, di cui si registra negli ultimi anni un incremento preoccupante anche tra i giovani. Ad Arezzo, presso il reparto di Malattie infettive,  cono 440 i casi di infezione da HIV/AIDS  seguiti  di cui  98% sono in trattamento antiretrovirale. In Italia nel 2017  sono stati segnalati circa 3500 nuovi casi di infezione da HIV, con una maggiore incidenza tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni.

 

 La Asl Toscana sud est sottolinea che le strategie di intervento sono molteplici e necessarie per poter contenere la diffusione. Tutto questo si riassume in uno slogan efficace Test, Treat, Prevent “ (testare, trattare, prevenire), che deve trovare, da parte di tutti coloro che hanno potere decisionale e regolatorio, una modalità di sviluppo e attuazione senza difficoltà.

Nell’Aretino è attiva l’associazione Aiutosieropositivi che sarà presente domani mattina al San Donato con uno stand informativo; il pomeriggio si sposterà in piazza San Jacopo dalle 15 alle 18,30 e la sera organizza, insieme alla Compagnia del Mazzafrusto, lo spettacolo “Ciance de ‘Rezzo”, alle 21,30 al Teatro Pietro Aretino.

Proprio dall’associazione, arriva la storia di un aretino: “Mi chiamo Daniele e spero che la mia piccola testimonianza di vita serva a qualcuno. Dopo varie vicende, al termine della mia parabola di tossicodipendente, ero in contatto con un’assistente sociale che mi consigliò di fare il test Hiv. Ancora il SerD non esisteva. L’assistente ci aveva visto giusto: il test risultò positivo. All’epoca, era il 1987, dell’AIDS si sapeva poco o nulla e l’unica certezza era di una morte sicura a breve, tra mille tormenti. La modalità con cui mi ero infettato era: o scambio di siringhe o sesso non protetto. Io praticavo tutte e due con molta disinvoltura. Ero sicuro che a breve sarei morto. A quel punto, con l’aiuto della solita assistente sociale decisi di entrare in una comunità di recupero per provare almeno a smettere con le sostanze, forse spinto dalla voglia di fare almeno una cosa buona nella vita. In comunità trovai altri sieropositivi, si costituì un gruppo al cui interno si parlava di come vivevamo con questa infezione e i vari effetti che ognuno stava già sperimentando: piccole febbri continue, stanchezza, macchie sulla pelle. Un ragazzo incominciò a ricoverarsi e dopo pochi mesi morì. Fu una tragedia per tutti. Di quei momenti ricordo tutto in maniera molto chiara. Ricordo perfettamente i sentimenti con cui facevo i conti quotidianamente, tanta rabbia, tanta paura, ma ogni giorno che passava era come aver raggiunto la meta più bella. Mi sentivo un reietto, un emarginato, ma felice di vivere. La vita aveva un sapore che non avevo mai provato”.

 

 

 

 

Tags: Asl