Condannati a riaprire e al contagio

. Inserito in Sanità

Ricordate l’odiosa querelle a pochi giorni dall’inizio del periodo vaccinale, quando vennero sbandierati per vaccini effettivamente tali i numeri di quelle che in realtà erano solo somministrazioni e quindi implicitamente e solo “prime dosi”? Beh… ci risiamo, anche se in altro modo.
Tanto che i dati che vedete in tabella, di appena pochi giorni or sono, hanno ottenuto le luci della ribalta da parte della nostra regione, per mostrare quanto fossimo in fondo in linea – anzi in certi casi migliori – rispetto al dato nazionale.
Allora chiedo: solo io noto sotto ogni fascia di riferimento quelle due paroline "prima dose"? Già, perché stavolta tocca dire che hanno voluto scrivercele subito. E dunque, solo io ne conosco il significato reale?
Eppure, in giro per svariate chat e relative discussioni anche ben accreditate, ho letto l'immediato rifugiarsi della stragrande maggioranza degli interlocutori nei più sottili distinguo tra fasce, percentuali, vaccini ricevuti o non pervenuti, "numero delle vaccinazioni", prenotazioni, basi di campionamento e così via. E sempre di “vaccinazioni” si parlava.
Ma la sostanza è tutt'altra: e cioè che la vaccinazione di massa che sarebbe a quest'ora dovuta essere almeno a buon punto, ancora non può dirsi nemmeno iniziata. E che tutte le più rosee previsioni propinate al pubblico un giorno si e l’altro pure, ma sempre terminanti con le parole “tra una settimana”, vengono fatte sistematicamente su vaccinazioni non ancora completate o su vaccini che ancora neppure abbiamo ricevuto.
Risultato, ad oggi? Siamo lontani – numeri (veri) alla mano – anni luce non dico da un’immunità di gregge propriamente intesa, ma anche da una sia pur minima immunità di gruppo sufficiente almeno per cominciare a manifestare qualche effetto sul contagio.
Il tema delle imminenti riaperture perciò non è per nulla svincolabile da tutto ciò, per il semplice fatto che è proprio in questa situazione che si vanno ormai profilando quelle riaperture.
E si è ormai costretti a riaprire perché, comprensibilmente, non sarebbero tollerate altre chiusure, né il protrarsi di quelle vigenti.
E questo non doveva forse essere prevedibile, specialmente da chi ha esperienza di amministrazione pubblica?
Ma - si sa - "i vaccini non arrivavano!", giusto?
Perché, ora invece stanno forse arrivando?
Chi doveva pensare a scorte sufficientemente anticipate per tempi e quantità?
Chi doveva decidere come procurarsele, a qualsiasi costo, se solo avesse avuto chiaro che la priorità assoluta da risolvere era quella dell'emergenza sanitaria, prima di pensare a quella economica, sociale, educativa ecc.?
Quando diventerà abbastanza evidente a chiunque che senza una risoluzione della prima non si potrà nemmeno iniziare a parlare delle altre?
Molti diranno che tutto ciò spettasse al Governo nazionale ed è certamente vero: però mi sarei aspettato ben altro coraggio e soprattutto indipendenza di pensiero - se non di azione - da parte della Regione. Almeno sarebbe forse stata di stimolo anche per il nazionale, invece di farsi notare così appiattita sui suoi stessi orientamenti oppure dotata di quella fantasiosa originalità del "vaccino per corporazioni", per la quale ancora ci deridono.
Il Ministro di competenza e il nuovo premier dei miracoli?
Chi, gli stessi che hanno partorito quella perla di espressione del “rischio calcolato”, autentica supercazzola mediatica senza precedenti?
Chi, gli stessi ruoli che dopo un anno di disinvolto operato del “commissario delle primule” si sono dovuti avvicendare in un cambio di governo per decidersi a sostituirlo con l’Alpino in (rispettabilissima) divisa?
Chi, gli stessi che si sono tenuti il medesimo CTS di prima?
Quel CTS cui la stampa ha attribuito – oggi – scoperte fondamentali, tra le quali che "il virus può essere inattivato all'aperto", che “le scuole sono sicure”, che “tutta la vaccinazione avrebbe dovuto procedere per fasce d’età”, che “l’acqua delle piscine può dissolverlo in pochi minuti" ecc?
Ma pensa, si impara sempre qualcosa: dopo 14 mesi di pandemia ecco la scoperta del potere del... cloro!
Sto divagando, lo so, chiedo venia.
Ma - come forse molti di voi, anche se certo non ve lo auguro - ho avuto morti e sofferenti gravi tra familiari e amici intimi. Sapete quando, per la maggior parte? Tra febbraio e marzo (compresi). Nessuno può togliermi dalla mente il tarlo che mi fa la stessa domanda a ogni ora del giorno e della notte: "Se dopo quel vax day del 27 dicembre si fosse proceduto sufficientemente in fretta e abbastanza estesamente a vaccinare - dico a vaccinare sul serio, non a contare ancora oggi le comunque esigue ‘prime dosi’ - quanti di loro si sarebbero salvati o almeno non avrebbero sofferto così?”
Sapete quanti di questi si sono infettati dopo la prima dose?... Quando si dice "non avercela fatta per un pelo", eh?
Perciò, per tutto ciò e per molto altro su cui non voglio dilungarmi, vi prego, esimi decisori, almeno nell’informazione che vi riguarda, piantatela lì una buona volta con questa difesa a oltranza del pensiero unico: conosco bene (insieme a tanti) queste argomentazioni, non attacca, e vi invito solo a considerare la mia come un'estrema esortazione a non allontanarvi così tanto dalla realtà. Se non altro perché è la realtà della gente.
Almeno questo.
Perché non provate a pubblicare due conti due, basandone l’interpretazione su quel che abbiamo di sicuro e su ciò che abbiam fatto davvero, anziché su quanto stiamo sperando che avremo o faremo “la prossima settimana”?
Perché non dite chiaramente a che punto è quella “sorveglianza attiva”, quella messa in sicurezza di luoghi e strutture, o il tracciamento dei contatti, o il livello delle indagini sierologiche, o dei sequenziamenti del genoma virale, insomma di tutte quelle cose cui VOI – e non la gente – dovreste provvedere PRIMA di riaprire? (Specialmente con la constatazione che comunque si andrà a riaprire in uno status vaccinale ancora insufficiente diventa ancor meno logico di sempre puntare solo su quello...cosa che del resto sarebbe illusoria perfino se i vaccini fossero abbastanza).
Perché, sapete, non tutti ci siamo dimenticati che finora è sempre mancato qualcosa dalle nostre italiche parti, come quando meno d’un anno fa, a riaperture in atto post prima ondata, il contagio si abbassò fino ai minimi storici estivi, e – soprattutto sapendo i vaccini ancora lontani – si sarebbe dovuto insistere ampliando il sistema di tracciamento, dei tamponi ecc., e invece furono quasi sospesi, facendoci perdere così un’occasione d’oro. Coi risultati che sappiamo.
Finora il nostro è sempre stato un andare in battaglia con indosso una divisa supertecnologica ma per elmetto uno scolapasta e per scarponi un paio d’infradito.
Non credete che in fondo comunicare una maggior veridicità delle cose sarebbe di miglior motivazione per la gente affinché si mantenga spontaneamente più prudente e accorta? O state pensando ancora di riaprire “a prescindere” e al contempo raccomandarvi “però state attenti!”, per poi meravigliarvi di nuovo che la gente se ne vada troppo in giro, o si appalli come i pesci, così da incolparla anche stavolta per la prossima risalita del contagio?
Non è che preferirete far finta di ignorare che in tutti gli altri paesi occidentalizzati si procede alla riapertura in seguito a un livello di vaccinazione sufficientemente elevato mentre nel nostro si sta per riaprire sulla sola speranza di arrivarci?
Sono queste stesse le ragioni principali per cui credo sia lecito pretendere un'informazione che sia tale e dalla quale in periodi di crisi ci si aspetta che sappia incoraggiare, motivando con l'autenticità delle cose raccontate come stanno, non che tenti di rassicurare con gratuite pillole di ottimismo... che poi si rivelano supposte.
C’è bisogno – credo in tutti – di consapevolezze, non di paure né di dolcificanti.

Tags: Vaccino Coronavirus

Romano Barluzzi

Romano Barluzzi

Highlander dalle molte vite, tra cui ne spiccano due - da tecnico sociosanitario e da istruttore subacqueo - coltivo con inguaribile curiosità la passione per i mestieri più a rischio d'estinguersi, perciò mi ostino a fare il giornalista.