I Ministri Dadone, Lamorgese e Boccia all'assemblea nazionale Anci di Arezzo

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Governo schierato nel corso della seconda giornata dell'Assemblea nazionale Anci di Arezzo: sono intervenuti il Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, il ministro della Funzione Pubblica Fabiana Dadone e il Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia

Lamorgese: “Ministero casa delle Autonomie, vicini alle esigenze territori a partire dall’ascolto”

“Il ministero dell’Interno è la casa delle Autonomie, vicina agli amministratori locali tramite le sue articolazioni periferiche, in particolare le Prefetture, per supportarle nella loro azione di prevenzione e gestione delle emergenze climatiche a partire anche dalla pianificazione di protezione civile. Da ministro mi sono posta da subito nella posizione di ascoltare le esigenze di tutti i sindaci e dei territori”.

Ad affermarlo è stata la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, nel suo intervento alla XXXVI Assemblea nazionale Anci che si sta svolgendo nello scenario Centro Affari e Congressi di Arezzo del capoluogo aretino.

“Si sta lavorando perché nell’ambito della prossima legge finanziaria, quindi per l’anno 2020, si possa prevedere un potenziamento dei fondi da destinare a manutenzione viaria, sviluppo sostenibile, efficientamento energetico”, ha aggiunto il ministro. “Non è un caso – ha detto – che l’amministrazione dell’Interno sia particolarmente sensibile sulla tematica della messa in sicurezza e del patrimonio infrastrutturale: strade, ponti, viadotti, edifici pubblici”. Il ministero “registra costantemente una forte esigenza dei Comuni di disporre di risorse finanziarie per attenuare i rischi del dissesto idrogeologico, dell’usura del tempo, delle condizioni climatiche”,

ha aggiunto.

Lamorgese si è detta consapevole delle aspettative dell’Anci

“a partire dal miglioramento dello status giuridico ed economico degli amministratori soprattutto dei piccoli e medi Comuni”.

Così come ha garantito il massimo impegno del Viminale sul problema degli atti intimidatori agli amministratori:

“ho intenzione di dare un nuovo impulso all’attività dell’Osservatorio nazionale istituito nel 2017, già convocato lo scorso ottobre”, ha sottolineato.
Sul versante delle risorse il ministro ha riconosciuto che “molto resta ancora da fare anche se non vanno sottaciuti gli sforzi che il governo ha fatto, ad esempio nel decreto fiscale è stato aumentato di 30 milioni il fondo per la fusione dei Comuni”.

Dalla titolare del Viminale aperture anche rispetto alle richieste dell’Anci di semplificare le procedure burocratiche, rilanciate dal presidente Decaro.

“Sicuramente sulla semplificazione dobbiamo dare un impulso. Penso ai piccoli Comuni che hanno poco personale, non riescono a fronteggiare situazioni che si presentano. Il ministero ha presente – ha ribadito – la necessità di favorire in ogni modo iniziative per introdurre, specialmente per i Comuni di piccole e medie dimensioni, semplificazioni di natura ordinamentale”. Su questo “dobbiamo muoverci per alcuni adempimenti di semplificazione, adempimenti contabili e amministrativi tipo il bilancio consolidato”, ha assicurato.
Infine, un accenno al ruolo propulsivo che deve ricoprire la Conferenza Stato città, “momento di confronto per le strategie per il Paese da definire d’intesa coi sindaci”.

E il primo terreno di dialogo fattivo dovrà essere la “riforma del Tuel che il Parlamento ha indicato al governo in occasione della nota di aggiornamento del Def. Sarà un’importante occasione per il riordino degli assetti della governance di Comuni, province e città metropolitane”, ha concluso Lamorgese.

Dadone: “Comuni biglietti da visita dello Stato, con loro costruiamo servizi partendo dal basso”

“Stiamo lavorando per mettere a sistema le linee guida sulla partecipazione dei cittadini alla costruzione, definizione e valutazione dei servizi pubblici. Proprio per questo non possiamo che partire dal ruolo fondamentale dei Comuni che, da biglietto da visita dello Stato, conoscono benissimo la logica della costruzione dal basso: essa deve sostituire la logica delle tante riforme calate dall’alto che negli anni non si sono rivelate efficaci”.

Lo ha affermato il ministro della Funzione Pubblica Fabiana Dadone, intervistata dal giornalista Rai Mario de Pizzo nell’ambito della seconda giornata di lavori della XXXVI Assemblea annuale dell’Anci.

“Questo per la pubblica amministrazione è un momento favorevole dopo i tanti anni di blocco del turnover: abbiamo la possibilità di tornare ad investire nei concorsi e lo faremo sperando di coinvolgere i migliori giovani che escono dalle Università. Nel decreto attuativo del dl Crescita – ha annunciato il ministro – sarà inserita una norma sullo sblocco delle capacità assunzionali oltre il 100% del turn over, in base a popolazione e disponibilità finanziarie”.

Rispondendo alle sollecitazioni di De Pizzo, Dadone ha anche fornito delucidazioni sul pacchetto di emendamenti sul personale che accompagnano la manovra finanziaria, molti dei quali avanzati proprio dai Comuni.

“Le stabilizzazioni saranno prorogate fino al 2021, mentre sullo scorrimento delle graduatorie si troverà una soluzione intermedia rispetto ai due anni che compariva nelle prime versioni dell’emendamento”, ha annunciato.
Nello specifico il ministro della Funzione Pubblica ha spiegato che si prevederà “uno scorrimento ipotetico di tre anni per il 2018 e il 2019 per riuscire di armonizzare questi anni. Ma bisognerà poi trovare una soluzione intermedia migliore possibile e penso che alla fine convergeremo sui due anni”,

ha aggiunto.
Novità in arrivo anche sul tema dei segretari comunali, sui quali il ministro ha annunciato una nuova stagione di assunzioni.

“Stiamo facendo una valutazione ma credo che nel primo semestre del 2020 immetteremo nuove risorse per accorpare il corso concorso: il nostro obiettivo è quello di favorire una formazione sul campo ampliando il tempo che i corsisti dovranno trascorrere nelle strutture amministrative dei Comuni”.

Infine, il tema della formazione centrale per la filosofia di dialogo cui Dadone intende improntare la sua azione di governo.

“Ho aperto da subito il mio ministero ad una grande fase di ascolto confrontandomi sia con i Comuni che le diverse associazioni, così da avere il quadro completo della situazione”, ha ricordato. “Lanceremo nelle prossime settimane una piattaforma per chiedere, non solo a chi lavora nella P.a,. ma agli utenti stessi che devono tornare protagonisti, di comunicarci le priorità su cui andare ad incidere. Non servono grandi riforme della P.a. ma piccoli interventi di cesellatura per dare concreta attuazione a molti aspetti della normativa finora non applicati”.

Boccia: “L’autonomia non è né di destra né di sinistra. E’ nella Costituzione e va attuata”

“Dalla situazione di crisi che ci portiamo dietro da anni ne usciamo partendo dalla centralità dell’Europa e dei Campanili. Per questo nella legge quadro sull’autonomia differenziata non intendo arretrare di un centimetro rispetto alle funzioni che la Costituzione assegna agli enti locali e alle Città metropolitana. L’autonomia non è né di destra né di sinistra ma è scritta nella Costituzione e per questo va attuata”.

Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, intervenuto alla seconda giornata di lavori della XXXVI assemblea annuale Anci in corso di svolgimento ad Arezzo.

“Non mi voglio trovare con nuovo centralismo regionale, l’ho detto sia alle regioni che ai Comuni nei molti incontri degli ultimi mesi. I Comuni però devono aiutarci a riscrivere regole che diano le stesse opportunità a tutti i territori del Paese”.

A questo proposito Boccia ha portato l’esempio della disparità infrastrutturale che l’Italia lamenta ormai da troppo tempo,

“ad esempio sull’alta velocità. Al Nord – ha ricordato Boccia – incide per l’85% mentre è ferma al 16% al Sud con i casi di Calabria, Sicilia e Sardegna dove è sostanzialmente una chimera. E’ chiaro – ha continuato il ministro degli Affari regionali – che nelle Città metropolitane, soprattutto del Nord, siano stati intercettati più fondi per le infrastrutture perché è fisiologico che in metropoli come Milano le imprese siano più attratte da tessuti produttivi avanzati. Ma proprio per questo bisogna definire una redistribuzione delle risorse pubbliche, per garantire certezze e uguali servizi nelle aree interne e territori meno appetibili. Non voglio più sentir parlare manager – ha ammonito Boccia – che lavorano con risorse pubbliche che seguono criteri di equilibrio finanziario quando si tratta di investire in queste aree”.

Il ministro ha poi richiamato un passaggio dell’intervento del Capo dello Stato che ieri, in apertura di lavori, ha parlato di lotta alle disuguaglianze.

“Al presidente – ha detto il titolare degli Affari regionali – abbiamo il dovere di rispondere ‘signor sì’ anche attraverso la legge quadro sull’autonomia differenziata, che si attua solo se c’è perequazione strutturale e di servizi e più ordine tra i diversi livelli istituzionali”.
“Quelli della mia generazione – ha concluso Boccia – possono essere considerati degli immigrati digitali. Siamo nati italiano e diventati europei. I nostri figli sono nati già europei e saranno orgogliosi di essere italiani se potranno vivere ognuno in territori con le stesse opportunità. Dobbiamo quindi adeguare le nostre istituzioni al tempo in cui viviamo, partendo dalle piazze e dai luoghi di prossimità dove la gente vive ogni giorno”.

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Giulia Senesi

Giulia Senesi

Laureata in Filologia, Letteratura e Storia dell’antichità. Sono una grande amante di viaggi e cinema; parlo inglese, spagnolo e un po’ di tedesco. Credo che la scrittura abbia un effetto catartico.