Arezzo povera: numeri da allarme rosso, ma la politica non pare in grado di prospettare soluzioni

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Può un convegno intitolato “7 o 77 meraviglie”, citando Calvino, risultare appassionante? Di solito, quando si cita, si ha poco da dire e invece stavolta devo ricredermi.  

Il convegno organizzato da Koinè e Acli al Cas Tortaia, mi ha offerto,  dopo tanto tempo, il gusto dell’ascolto e un esempio  di “politica a chilometro zero”. In altre parole si è parlato della vita. Ma non della vita lustrini e paillettes dei social, dove tutti sono belli e, beati loro, non hanno un problema. Stavolta la ricerca ha fatto come i sub che fotografano la realtà sotto la superficie. E sotto la superficie trovi di tutto: pescecani, stelle marine, plastica ed escrementi. 

La fotografia subacquea mostra che ad Arezzo coesistono città diverse che raramente riescono a sfiorarsi. C’è la città che si preoccupa per le luminarie di Natale e quella che non arriva a pagare le bollette della luce, c’è la città delle vacanze esotiche e quella che campa a malapena con 700 euro al mese. Ci sono 5mila disoccupati, ci sono 10 mila anziani soli e i Neet cioè i giovani tra 18 e 30 anni che non studiano, non lavorano sono 3200. Un’istantanea sottomarina che mostra come dal 2001 al 2016 siano aumentate le povertà e l’imponibile medio fiscale sia  cresciuto nominalmente ma il potere d’acquisto sia calato del 5%”. Sono situazioni solo aretine? No, c’è chi sta meglio e c’è chi sta peggio nella classifica delle città italiane, però sono situazioni anche aretine.

La notizia, per quello che mi riguarda, sta nel fatto che la politica e di conseguenza le amministrazioni, non sembrano in grado di prospettare soluzioni. La politica a tutti i livelli ha smesso di pensare in profondità e si limita a gestire il quotidiano. Il motivo è di una semplicità disarmante: oggi vince la ricerca immediata del consenso e della visibilità mediatica, in una gara a chi la spara più grossa. Rattoppare mille buche non fa audience come organizzare una festa dove si mangia, si beve e si balla. Magari contrabbandando il tutto come sostegno all’economia locale e incentivo al turismo. Turismo, parola miracolosa che risolve ogni problema e solleva da ogni colpa. Come se il turismo da solo potesse dissolvere i problemi di un’economia malata d’inefficienza, burocrazia, mancanza d’innovazione. Un pannicello caldo per coprire il vuoto d’idee di chi non ha capito per tempo che le trasformazioni in economia avrebbero colpito anche la nostra realtà. Per cui, oggi, come è stato detto all’appuntamento di ACLI e Koinè, un giovane laureato se vuol trovare qualcosa deve andarsene, per cui i lavori sono sempre più precarizzati e di basso profilo e le persone sempre più sole difronte ai problemi

Al convegno c’è chi ha sostenuto che occorre guardare la città in maniera capovolta per capire meglio le cose. È una metafora affascinante ma io la farei più semplice: bisogna rimettere le cose per il verso giusto, di stramberie ne abbiamo viste fin troppe in questi anni, bisogna piantare i piedi nella terra e ascoltare quello che la terra ha da dire.  La gente normale non chiede la luna, chiede stipendi e pensioni dignitose, sicurezza quando esce da casa, chiede di essere curata non in base al reddito ma al bisogno, chiede di non essere soffocata dalla burocrazia, di essere libera di intraprendere e costruire la propria vita e la propria attività.

Cose impossibili? Non credo, ma occorre fare delle scelte e ad oggi mi pare che la politica non sia in grado di farlo, la sua unica preoccupazione è l’autoconservazione e solo per una gran botta di culo, inseguendo l’autoconservazione, riesce talvolta a indirizzare le cose  per il verso giusto, secondo quella che, Wilhelm Wundt, consentitemi anche a me una citazione, chiamava “eterogenesi dei fini”.

Nella foto: il professor Leonardo Becchetti, docente di economia politica all'università Tor Vergata di Roma e Francesco Riccardi, caporedattore di Avvenire

Tags: Koinè Acli

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.