AREZZO – Mentre prosegue il dibattito sulla sperimentazione avviata dall’Azienda USL Toscana Sud Est per la gestione dei codici a bassa priorità al Pronto soccorso dell’ospedale San Donato, prende il via anche un nuovo progetto di accoglienza affidato al volontariato. L’iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione tra Asl Toscana Sud Est, Anpas, Croce Rossa Italiana e Misericordie, prevede la presenza di volontari appositamente formati all’interno del Pronto soccorso per offrire informazioni, orientamento e supporto relazionale ai pazienti e ai loro familiari durante l’attesa. Il servizio non ha funzioni sanitarie né amministrative, ma punta a migliorare l’accoglienza e l’umanizzazione delle cure, accompagnando gli utenti nei percorsi assistenziali e facilitando la comunicazione con il personale sanitario.
Sulla discussione apertasi relativamente anche alla gestione dei codici minori interviene ora Dimitri Bettini, presidente di Anpas Toscana, che rivendica il ruolo storico del volontariato organizzato all’interno del sistema sanitario regionale.
«Il volontariato organizzato non rappresenta un elemento estraneo al sistema sanitario regionale, ma ne costituisce da decenni una componente essenziale. Per questo riteniamo importante riportare il dibattito sul piano dei fatti e non delle contrapposizioni ideologiche», afferma Bettini.
Il presidente di Anpas Toscana ricorda come le associazioni di volontariato operino da molti anni all’interno della sanità pubblica.
«Le associazioni di volontariato – prosegue – operano quotidianamente nell’emergenza-urgenza del servizio sanitario regionale grazie a un impianto normativo ultra decennale. Gestiscono il sistema di soccorso territoriale, gli equipaggi delle ambulanze, i trasporti sanitari e collaborano con le centrali operative. Si tratta quindi di soggetti che sono già pienamente inseriti nella rete pubblica della sanità toscana».
Secondo Bettini, la scelta dell’Azienda sanitaria di affidare la sperimentazione a un’Associazione Temporanea di Scopo composta dalle organizzazioni di volontariato va letta proprio in quest’ottica.
«Sono state le nostre associazioni di Pubblica Assistenza a dare un impulso verso la nazionalizzazione degli ospedali a partire dagli anni Sessanta. Siamo stati parte attiva nella costruzione della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale. Non torniamo indietro certo oggi sui valori universalistici della salute e della cura. Nel dare avvio a questa fase sperimentale sarebbe stato possibile affidarsi anche a un soggetto privato. L’Azienda ha invece scelto di valorizzare una realtà che è già parte del sistema pubblico attraverso il regime delle convenzioni e che da sempre contribuisce a garantire i servizi di emergenza sul territorio. È un elemento che merita di essere considerato con attenzione».
Bettini sottolinea inoltre che modelli analoghi sono già operativi in altre aree della Toscana.
«In diverse Aziende sanitarie della Toscana i codici minori vengono già gestiti attraverso il Punto di Intervento Rapido (PIR), un modello che ha consentito di alleggerire la pressione sui pronto soccorso e migliorare la presa in carico dei pazienti. Ad Arezzo la sperimentazione presenta una modalità organizzativa diversa, perché la gestione avviene direttamente all’interno del pronto soccorso, ma l’obiettivo rimane lo stesso: utilizzare al meglio tutte le professionalità disponibili per rendere più efficiente la risposta ai cittadini».
Infine, il presidente di Anpas Toscana invita a valutare il progetto sulla base dei risultati che produrrà.
«Le sperimentazioni devono naturalmente essere monitorate e valutate sulla base dei risultati, della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti. Ma è importante riconoscere che il volontariato organizzato non sostituisce il servizio sanitario pubblico: ne è parte integrante e contribuisce ogni giorno, insieme ai professionisti del sistema sanitario regionale, a garantire il diritto alla salute dei cittadini toscani».

















