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Sanità

Infermieristica ad Arezzo, OPI alza la voce. Tra diritto allo studio e sostenibilità del sistema formativo

20/04/2026 07:48

La questione del Corso di Laurea in Infermieristica ad Arezzo entra in una fase decisiva. Con una lettera aperta indirizzata al Rettore dell’Università degli Studi di Siena, Roberto Di Pietra e al Direttore Generale Marco Torre, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Arezzo pone un tema che non è soltanto organizzativo, ma profondamente politico e strategico: quale futuro per la formazione infermieristica sul territorio?

Il nodo centrale: evitare soluzioni “ibride”

Il cuore della richiesta è chiaro: attivare fin dal prossimo anno accademico (2026/2027) un corso “replica” completo ad Arezzo oppure, in alternativa, rinviare il bando per includerlo nel 2027/2028. Ciò che viene respinto con decisione è la prospettiva di un modello misto, in parte in presenza e in parte a distanza o con spostamenti su Siena.

Dal punto di vista sistemico, la critica è fondata. Il corso di laurea in Infermieristica è un percorso abilitante e ad alta intensità professionalizzante: richiede continuità didattica, forte integrazione tra teoria e tirocinio e una presenza costante sia degli studenti sia dei docenti. Qualsiasi frammentazione rischia di compromettere non solo la qualità percepita, ma anche l’efficacia reale della formazione.

Attrattività in calo: un problema nazionale

La lettera evidenzia un altro punto strutturale: la crisi di attrattività della professione infermieristica in Italia. Retribuzioni non competitive, limitate prospettive di carriera e carichi di lavoro elevati stanno già riducendo il numero di iscritti.

In questo contesto, introdurre ulteriori ostacoli logistici ed economici — come trasferimenti quotidiani verso Siena — rischia di avere un effetto dissuasivo significativo. Il tema non è secondario: meno iscritti oggi significa meno professionisti domani, con ricadute dirette sul sistema sanitario.

Impatto su studenti e territorio

Uno degli aspetti più concreti riguarda la sostenibilità quotidiana del percorso. Due ore di viaggio al giorno, costi aggiuntivi e una riduzione del tempo di studio incidono direttamente sulla qualità dell’apprendimento e sull’equità di accesso.

Particolarmente penalizzati sarebbero gli studenti lavoratori, una componente rilevante nei corsi sanitari. Il rischio, esplicitato nella lettera, è una migrazione verso sedi alternative più accessibili, come Firenze, con un conseguente impoverimento dell’offerta formativa locale.

Qualità della didattica: il punto critico

L’altro nodo riguarda la didattica. La progressiva riduzione delle lezioni in presenza e il ricorso a modalità a distanza per discipline fondamentali (Anatomia, Fisiologia, Chirurgia d’urgenza, Anestesiologia) rappresentano un cambio di paradigma che l’OPI giudica incompatibile con la natura del corso.

Qui emerge una questione di fondo: fino a che punto è possibile “ibridare” la formazione sanitaria senza snaturarla? La risposta implicita della lettera è netta: oltre una certa soglia, si rischia di scivolare verso un modello para-telematico inadatto a formare professionisti sanitari.

Una scelta politica, non solo tecnica

La richiesta dell’OPI non è soltanto organizzativa, ma chiama in causa una decisione di governance: investire sulla sede di Arezzo con un corso strutturato e stabile, oppure optare per soluzioni transitorie.

Dal punto di vista istituzionale, la partita si gioca sulla capacità dell’Ateneo di garantire docenti strutturati e continuità didattica. È qui che si misura la volontà di radicare realmente il corso sul territorio.

La lettera aperta rappresenta un intervento forte e articolato, che mette al centro tre principi: qualità della formazione, sostenibilità per gli studenti e rispetto del territorio. Il messaggio è inequivocabile: evitare compromessi che rischiano di indebolire ulteriormente un settore già in difficoltà.

Ora la risposta spetta all’Università. E sarà una risposta che andrà oltre Arezzo, perché tocca uno dei nodi più sensibili del sistema formativo sanitario italiano.

Ecco la lettera aperta

Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena
Prof. Roberto Di Pietra
e al Direttore Generale Dott. Marco Torre
LETTERA APERTA: richiesta di attivazione fin dal bando 2026/2027 del Corso di Laurea in
Infermieristica – replica della sede di Arezzo
Magnifico Rettore,
Direttore Generale,
con questa lettera aperta desidero rivolgere un appello pubblico, serio e responsabile, affinché venga assunta una decisione chiara sul futuro del Corso di Laurea in Infermieristica nella sede di Arezzo.
La richiesta è semplice e non più rinviabile:

  • in via prioritaria, attivare il Corso replica nella sede di Arezzo fin dal bando 2026/2027; in alternativa, posticipare la stesura del nuovo bando, comprendendo il Corso replica di
    Arezzo, all’anno accademico 2027/2028 (termine ultimo stabilito dalla CEV). Ciò che invece appare difficilmente accettabile è l’introduzione di un sistema ibrido,
    disorganico e penalizzante, che rischia di scaricare su studenti e famiglie il peso di una soluzione incompleta.
    Il corso di studi in Infermieristica vive già oggi una fase di forte difficoltà sul piano dell’attrattività nazionale, determinata dal mancato riconoscimento economico, professionale, di competenze e di carriera. In un quadro simile, sarebbe necessario rafforzare la qualità, la credibilità e la sostenibilità del percorso formativo; al contrario, il nuovo sistema prospettato rischia di indebolirlo ulteriormente.
    Infermieristica, infatti, non è un percorso compatibile con soluzioni approssimative o prevalentemente a distanza. È un corso di laurea abilitante, a frequenza obbligatoria, ad alta intensità professionalizzante, che necessita di presenza, tutoraggio, continuità didattica, confronto diretto con i docenti e forte integrazione tra teoria, laboratori e tirocinio.

    Proprio per questo destano forte preoccupazione le criticità del nuovo sistema che si sta delineando. Far svolgere le lezioni in maniera sincrona da Siena, costringendo gli studenti a più di un’ora di viaggio per poi rimanere davanti a uno schermo, peraltro in presenza di posti insufficienti concentrati in una sola aula, rappresenta una modalità che appare poco razionale, poco dignitosa sul piano organizzativo e scarsamente coerente con il concetto stesso di formazione universitaria in presenza.
    Esiste, a tale riguardo, un tema concreto di non fattibilità economica. Lo spostamento sistematico verso Siena comporterebbe costi aggiuntivi di trasporto, pasti e organizzazione personale che molte famiglie e molti studenti non sono in grado di sostenere con continuità. In una fase storica in cui già l’accesso ai corsi di Infermieristica risente di una minore attrattività, aggiungere ulteriori ostacoli economici rischia di allontanare ancora di più potenziali iscritti.
    Il nuovo sistema comporterebbe inoltre una significativa riduzione del tempo realmente disponibile per lo studio autonomo, per il ripasso e per la rielaborazione personale dei contenuti appresi a lezione. Due ore di viaggio complessive, o anche di più in caso di utilizzo dell’autobus, sottraggono tempo prezioso allo studio individuale, alla preparazione degli esami e perfino alla semplice possibilità di fare un resoconto ordinato di quanto affrontato durante la giornata didattica.
    A questo si aggiunge il prevedibile calo delle iscrizioni, che rischia di colpire sia i non lavoratori sia, ancora di più, gli studenti lavoratori, i quali rappresentano una quota importante degli iscritti. Per chi deve conciliare lavoro, lezioni, tirocinio, studio individuale e vita familiare, un sistema di questo tipo non semplifica il percorso, ma lo rende molto più gravoso e in molti casi persino insostenibile con il concreto rischio di privilegiare e scegliere sedi universitarie di altre Province – ad esempio Firenze.
    Ugualmente problematica appare la prospettiva di svolgere il 33% delle lezioni nella sede di Arezzo e tutta la restante parte a Siena. Una simile impostazione non sembra offrire un modello organizzativo stabile, ma rischia piuttosto di generare ulteriore disorganizzazione, sia per gli studenti sia per i docenti, con ripercussioni negative sulla programmazione, sulla frequenza e sulla qualità complessiva del percorso formativo.
    A tutto questo si somma inoltre un altro elemento fortemente critico: la progressiva riduzione della didattica in presenza, aggravata dal venir meno già da questo anno accademico, del contributo dei docenti medici aziendali, con la conseguente conversione di insegnamenti fondamentali in modalità esclusivamente a distanza. Discipline come Anatomia, Fisiologia, Chirurgia d’urgenza e Anestesiologia, per contenuto, complessità e rilevanza clinica, richiedono invece una relazione educativa diretta, confronto immediato e continuità didattica reale. Ridurre queste materie a una fruizione mediata da uno schermo significa impoverire la qualità della formazione e avvicinare impropriamente il corso a un modello para-telematico incompatibile con la natura stessa della laurea in Infermieristica.

    Per queste ragioni, la richiesta che viene rivolta è chiara. Occorre creare un vero corso replica nella sede di Arezzo, già dal prossimo anno accademico 2026/2027 inserendo tale specifica dal bando in stesura come da Voi delineato negli incontri svolti finora. La sede aretina, già accreditata, dispone dei requisiti strutturali per poter erogare il corso. Pertanto è utile, da parte dell’Università, fare una scelta che possa strutturare fin da subito tale percorso. L’impegno richiesto è quindi quello di individuare e garantire i necessari docenti strutturati di Ateneo, scelta che consentirebbe di risolvere molte delle criticità sopra evidenziate e di mantenere stabilmente il corso replica nella sua sede di riferimento.
    Questa non è una richiesta irragionevole, ma una scelta di serietà, programmazione e rispetto verso gli studenti, le famiglie e il territorio. Per questo motivo, si chiede che l’Università degli Studi di Siena assuma una posizione netta, trasparente e definitiva:
  • in via prioritaria, attivare il Corso replica nella sede di Arezzo fin dal bando 2026/2027; in alternativa, posticipare la stesura del nuovo bando, comprendendo il Corso replica di
    Arezzo, all’anno accademico 2027/2028 (termine ultimo stabilito dalla CEV). tutto ciò per evitare soluzioni intermedie che produrrebbero soltanto ulteriori difficoltà, disagi e
    disorganizzazione.
    Crediamo fortemente che la formazione infermieristica non possa essere indebolita perché il diritto allo studio merita qualità, sostenibilità e certezze e non può essere subordinato ad un’organizzazione fragile. Distinti saluti,
    Il Consiglio Direttivo
    La Commissione Albo Infermieri
    Il Collegio dei Revisori dei Conti
    dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Arezzo
    Il Presidente OPI Arezzo
    Cav. Dott. Grasso Giovanni
Giovanni Grasso

Giovanni Grasso

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