“Dopo anni di promesse e ordinanze rimaste senza effetti concreti, l’area di via Filzi continua a vivere una situazione di grave degrado e di potenziale rischio sanitario”. È quanto denunciano Alessandro Caneschi e Giovanni Donati, candidati al Consiglio comunale per il Partito Democratico, che tornano a puntare il dito contro la gestione dell’area interessata dal cantiere incompiuto.
Nel mirino dei due esponenti dem c’è l’ordinanza emessa dal Comune di Arezzo il 26 marzo 2025 nei confronti della proprietà dell’immobile e dell’area di via Filzi, con cui venivano richiesti interventi per la messa in sicurezza e per prevenire inconvenienti igienico-sanitari.
“Da quella data – dichiarano Caneschi e Donati – nulla di concreto è successo. L’ordinanza, che tra l’altro non era neppure la prima di questo tipo, è stata completamente disattesa e il Comune non ha fatto assolutamente niente”.
Secondo i candidati Pd, la situazione nell’area sarebbe tornata particolarmente critica anche a causa dell’acqua accumulata negli scavi delle fondazioni. “Negli scavi c’è di nuovo acqua piovana e di falda – spiegano – e con l’arrivo dell’estate aumenta inevitabilmente il rischio sanitario legato alla proliferazione delle zanzare, vettori di malattie infettive, oltre alla presenza ormai consistente di topi”.
Caneschi e Donati accusano direttamente l’amministrazione comunale di non essere stata capace, in tutti questi anni, di restituire condizioni di normalità ai residenti della zona.
“È possibile – chiedono – che il Comune non sia riuscito a dare risposte ai cittadini di via Filzi e a mettere quell’area in condizioni di normale vivibilità?”.
Nel comunicato viene contestata anche quella che definiscono la linea difensiva del Comune. “Diranno che l’area è privata, che non è più un cantiere e che Palazzo Cavallo può fare poco. Ma questo è assolutamente falso”.
I due candidati attribuiscono infatti precise responsabilità politiche all’attuale amministrazione. “La totale responsabilità – affermano – è di Ghinelli, Gamurrini, Comanducci e della loro amministrazione, che nel 2018 hanno scelto questo tipo di progetto e appalto”.
Secondo Caneschi e Donati, il Comune avrebbe inoltre strumenti per intervenire direttamente. “L’amministrazione potrebbe eseguire i lavori necessari e poi rivalersi sulla proprietà per le spese sostenute”.
Infine l’appello conclusivo: “Ora basta. I cittadini aretini hanno bisogno di fatti concreti e non di promesse elettorali fatte da chi ha contribuito a creare questi disastri”.




















