“Un regolamento che invece di aiutare le famiglie crea ostacoli burocratici e penalizza i bambini più piccoli”. È questo il duro giudizio espresso da Donella Mattesini, candidata nella lista del Partito Democratico alle prossime elezioni comunali di Arezzo, sul nuovo regolamento comunale per l’accesso al servizio estivo “Gioco quando”.
Mattesini attacca le nuove modalità introdotte dall’amministrazione comunale per il servizio ludico-ricreativo rivolto ai bambini che frequentano nidi e scuole dell’infanzia comunali e destinato alle famiglie che non possono usufruire delle ferie nel mese di luglio.
“Trulli trulli, chi li ha fatti li trastulli”, esordisce la consigliera dem, definendo “assurde” alcune delle novità inserite nel bando. Nel mirino, in particolare, il criterio di priorità che favorirebbe i bambini di sei anni rispetto ai più piccoli.
“È una scelta insensata – sostiene Mattesini – perché i bambini di sei anni possono già frequentare molti campi estivi, mentre per i bambini di tre anni l’offerta educativa è molto più limitata. In molti casi i minori di quattro anni non vengono neppure accettati”.
Secondo la candidata del Pd, il nuovo regolamento rischia quindi di mettere ulteriormente in difficoltà le famiglie con figli piccoli durante il periodo estivo. Ma le critiche riguardano anche gli aspetti burocratici previsti dal Comune.
“Alla faccia della semplificazione – afferma – il Comune richiede addirittura una certificazione del datore di lavoro che attesti l’impossibilità di usufruire delle ferie. Eppure il DPR 445 del 2000 prevede chiaramente l’autocertificazione nei rapporti con la pubblica amministrazione”.
Mattesini richiama infatti il Testo unico sulla documentazione amministrativa, ricordando che dal 2012 le pubbliche amministrazioni non possono più richiedere certificati ai cittadini nei casi previsti dalla normativa.
“Costringere un lavoratore a coinvolgere il proprio datore di lavoro per accedere a un servizio comunale – aggiunge – rappresenta un’assurda complicazione e anche un inutile aggravio per la stessa amministrazione”.
La consigliera collega poi il tema alla più ampia questione della denatalità e del sostegno alle famiglie: “Se il calo delle nascite è un problema serio per il presente e il futuro del Paese, anche le amministrazioni locali devono fare la loro parte. Una città che vuole davvero sostenere la genitorialità deve eliminare gli ostacoli burocratici e offrire servizi concreti”.
Infine l’affondo politico all’amministrazione comunale: “Una amministrazione seria dovrebbe non limitarsi agli annunci, ma sostenere concretamente il benessere delle famiglie e dei bambini. Non ci vuole molto: basta applicare la legge e avere davvero a cuore il bene della comunità”.


















