“Nel 2022 la giunta Bennati-Cheli aveva promesso l’abolizione del servizio porta a porta, ma in quattro anni non è cambiato praticamente nulla”. È quanto sostiene il gruppo consiliare di opposizione “Per Monte San Savino con Antonio Marzullo”, che interviene sul futuro della raccolta dei rifiuti nel territorio comunale criticando le ipotesi di revisione del sistema annunciate dall’amministrazione.
Secondo l’opposizione, in questi anni “non sono state avviate campagne informative né interventi concreti per migliorare la qualità della raccolta differenziata”, nonostante il sistema attuale abbia prodotto risultati significativi.
“Il porta a porta – spiegano i consiglieri – ha consentito di portare la raccolta differenziata da circa il 30% del 2015 a oltre il 75%, eliminando i bidoni dalle strade e recuperando spazi pubblici”. Un sistema che, sempre secondo il gruppo di opposizione, “ha contribuito a contenere i costi di smaltimento e ad abituare i cittadini alla separazione dei rifiuti, considerando che la frazione differenziata costa meno di quella indifferenziata”.
Il gruppo “Per Monte San Savino” sottolinea di aver chiesto che qualsiasi modifica futura persegua obiettivi precisi: “Riduzione dei costi, mantenimento o miglioramento della percentuale e della qualità della raccolta differenziata, tutela delle persone fragili e rispetto degli spazi pubblici”.
Nel mirino dell’opposizione finisce la proposta illustrata nelle ultime settimane dall’amministrazione comunale. “Dalla stampa emerge una modifica timida del sistema – dichiarano – con un piano che potrebbe partire a ottobre ma che riguarderebbe meno del 40% delle utenze, limitato ai centri di Monte San Savino, Montagnano e Alberoro”.
Secondo i consiglieri, si andrebbe verso “un sistema misto simile a quello di Arezzo, dove nel 2024 la raccolta differenziata si è fermata intorno al 60%, senza evidenti risparmi per i cittadini”.
Dubbi anche sul meccanismo di conferimento dell’indifferenziato. “Si parla di pesare i rifiuti, mentre in molte realtà viene conteggiato il numero di accessi ai cassonetti tramite tessera elettronica, con costi aggiuntivi per i conferimenti extra”, spiegano.
L’opposizione evidenzia poi possibili criticità pratiche: “Con 24-36 accessi annui previsti, l’indifferenziato resterebbe nelle abitazioni per una media di 10-15 giorni, aumentando inevitabilmente il rischio di abbandoni fuori dai cassonetti”. E aggiungono: “A San Giovanni Valdarno si parla addirittura di due euro per ogni conferimento extra”.
Tra le preoccupazioni sollevate anche il ritorno dei cassonetti lungo le strade. “Torneranno file di bidoni con disagio per i residenti e occupazione di parcheggi pubblici, senza alcuna garanzia di riduzione dei costi”.
Infine, il gruppo consiliare pone alcune domande all’amministrazione comunale: “Dove sta il risparmio? Come si aumenteranno qualità e percentuale della raccolta differenziata? E soprattutto: chi pagherà i nuovi bidoni?”.
“La proposta – conclude il gruppo “Per Monte San Savino con Antonio Marzullo” – solleva domande legittime. Servono risposte chiare e misure concrete, non annunci parziali e tardivi”.



















