“Il problema dei nidi comunali non è soltanto quanti posti ci sono, ma come quei posti vengono assegnati, con quali criteri e con quale idea di famiglia alle spalle”. Parte da qui la riflessione di Valentina Vaccari, candidata del Partito Democratico alle elezioni comunali di Arezzo, che torna ad accendere l’attenzione sul sistema di assegnazione dei posti nei servizi per l’infanzia del Comune.
Secondo Vaccari, il nodo non riguarda esclusivamente la disponibilità dei posti, ma soprattutto la capacità del sistema di rispondere concretamente alle esigenze quotidiane delle famiglie. “Un servizio educativo non vive nelle tabelle o nei regolamenti – afferma – vive nella vita concreta delle persone: nelle sveglie all’alba, nei turni di lavoro, nelle corse tra casa, scuola e ufficio. Quando una famiglia si vede assegnare un nido a trenta o quaranta minuti da casa, quel posto smette di essere una risposta e diventa un ostacolo”.
La consigliera dem richiama anche le polemiche già emerse nel 2024 sui criteri previsti dal regolamento comunale, in particolare sul peso attribuito alla presenza dei nonni. “È una visione superata del nido – sostiene – che lo considera una soluzione residuale per chi non ha reti familiari. Ma il nido non è un parcheggio: è educazione, relazione, autonomia e crescita. È un pezzo fondamentale del sistema pubblico di istruzione e cura”.
Per Vaccari, il diritto di accesso ai servizi educativi non può dipendere “dall’età o dalla disponibilità dei nonni”, così come non può prescindere da un criterio di prossimità territoriale. “Avere un nido vicino a casa o al luogo di lavoro non è un privilegio ma una necessità. Un servizio troppo distante rischia di essere inutilizzabile anche quando formalmente assegnato”.
Nel mirino della candidata PD finiscono anche le modalità di gestione delle graduatorie. “Le famiglie percepiscono graduatorie opache, criteri poco comprensibili, informazioni frammentarie. Troppo spesso sono lasciate sole a cercare soluzioni attraverso gruppi WhatsApp o contatti informali”.
Da qui la richiesta di un cambio di impostazione da parte dell’amministrazione comunale. “Dentro un regolamento c’è sempre un’idea di città – conclude Vaccari – e qui emerge una visione che sembra mettere al centro la burocrazia invece delle persone. Servono criteri diversi, maggiore prossimità territoriale e strumenti ufficiali per gestire preferenze, rinunce e scambi, ascoltando davvero educatrici, genitori e personale. Un nido comunale non può essere un labirinto burocratico: deve essere una porta aperta, vicina, accessibile ed educativa”.


















