AREZZO – Un racconto tra politica e vita privata, tra radici, visione e sacrifici. Marco Donati, candidato sindaco sostenuto da liste civiche, è stato il primo ospite di Inside Up, il podcast di Atlantide ADV condotto da Andrea Avato.
Un’intervista a tutto campo, in cui Donati ha alternato riflessioni personali e proposte amministrative, tracciando la sua idea di città.
“La politica è nata da un momento difficile”
«C’è stato un episodio preciso. Giocavo a calcio, studiavo economia e avevo un percorso abbastanza definito. Poi un problema di salute mi ha costretto a smettere. Da lì si è aperto uno spazio nuovo e, quasi per caso, mi sono avvicinato alla vita pubblica».
Un cambiamento che ha segnato il suo percorso:
«È stata una svolta. Un fatto negativo che però mi ha portato a fare esperienze importanti».
“Per candidarsi serve soprattutto cuore”
Donati non ha dubbi sul tipo di scelta che ha fatto:
«Non si può affrontare un percorso del genere senza una convinzione ferrea. C’è tantissimo cuore, perché metti a rischio equilibri familiari, lavorativi, personali».
E aggiunge:
«Non è vero che la politica è una scorciatoia. Nel nostro caso è stata soprattutto rinuncia».
La priorità: invertire il declino demografico ed economico
Il nodo principale, secondo Donati, è chiaro:
«Arezzo rischia di diventare una città più vecchia, con meno opportunità. Se non la rendiamo attrattiva, nessuno investirà qui».
La ricetta passa da più leve:
«Servono politiche abitative, servizi per l’infanzia e una filiera della conoscenza. Stiamo perdendo giovani e competenze, e questo è il vero problema».
“Il problema non è la buca, è il silenzio”
Sulla distanza tra cittadini e amministrazione, il candidato civico è netto:
«Il problema non è la buca. È che il cittadino segnala e non riceve risposta».
E insiste su un cambio di approccio:
«Serve ricostruire un rapporto di prossimità. Il cittadino deve trovare nell’amministrazione una persona che risponde, anche quando la risposta è negativa».
Solitudine e fragilità: “Tema troppo sottovalutato”
Tra le criticità meno visibili:
«Ci sono tante persone sole, fragili, che spariscono dai radar. A volte ce ne accorgiamo troppo tardi. È una delle cose più tristi del nostro tempo».
Secondo Donati manca coordinamento:
«Arezzo è una città solidale, ma serve una regia pubblica più forte per tenere insieme tutte le energie».
“Meno promesse, più serietà”
Sulla sfiducia nella politica:
«Per anni si è promesso troppo. Noi cerchiamo di fare il contrario: dire cosa si può fare davvero».
Un esempio concreto:
«Mi chiedono interventi specifici, ma non posso promettere tutto a tutti. Ci sono priorità, e vanno rispettate».
Giovani e cultura: “Serve un nuovo umanesimo”
Uno dei punti centrali del programma:
«Dobbiamo costruire un nuovo umanesimo culturale. I giovani oggi vivono grandi difficoltà e spesso non ce ne rendiamo conto».
E annuncia una misura simbolica ma concreta:
«Se sarò sindaco, destinerò una parte della mia indennità a un fondo per le politiche culturali giovanili. Mi auguro che anche gli assessori facciano lo stesso».
Stadio e opere pubbliche
Sul nuovo stadio:
«È un investimento importante, non solo sportivo ma anche economico. Era difficile dire no a un progetto del genere».
Ma precisa:
«Le inaugurazioni sono belle, ma a me interessa di più la quotidianità dell’amministrare».
Giudizio su Ghinelli: “Cinque”
Alla domanda diretta sul secondo mandato del sindaco uscente:
«Do un cinque. Alcune opere pubbliche importanti hanno creato criticità evidenti e non si possono ignorare».
Il progetto civico: “Non siamo una lista dell’ultimo minuto”
Donati rivendica la natura del suo percorso:
«Il nostro è un progetto davvero civico, costruito negli anni. Non è una lista nata prima delle elezioni».
E chiarisce:
«Non abbiamo seguito logiche di partito. Abbiamo costruito un’idea di città e siamo rimasti coerenti».
Il peso della politica nella vita privata
Tra i passaggi più personali, quello sul figlio:
«Un giorno mi ha detto: “Se diventi sindaco non avrò più un babbo”. È una cosa che ti mette in discussione».
E ammette:
«La politica ti toglie molto tempo. Il sacrificio più grande è lì».
“Arezzo vuole un sindaco aretino”
Sul tema dell’identità:
«Credo che Arezzo voglia un sindaco legato alla città. Questo senso di appartenenza qui conta».
Ma con una precisazione:
«Essere radicati non significa essere chiusi. Le due cose devono convivere».
I primi 100 giorni
La priorità simbolica è già definita:
«Il primo segnale sarà destinare risorse ai giovani partendo anche dall’indennità del sindaco».
Il messaggio finale
In chiusura, Donati allarga lo sguardo oltre il risultato elettorale:
«Sarò soddisfatto se questa città ritroverà serenità, ascolto e una prospettiva. Serve una politica più vicina alle persone».
Marco Donati, 46 anni, è l’ospite di InsideUp, prodotta da Atlantide Audiovisivi e condotta dal giornalista Andrea Avato: unisce esperienza istituzionale e radicamento nel territorio. Nato e cresciuto ad Arezzo, è stato assessore al bilancio nella giunta Fanfani e poi parlamentare del Pd con il governo Renzi. Successivamente ha riconsegnato la tessera di partito per dedicarsi all’impegno civico. Alle prossime elezioni amministrative si candiderà a sindaco per la seconda volta, sostenuto da cinque liste.














