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Politica

Giorgia e Maria Vittoria dicono “no ai finti giovani”: “La politica torni ad ascoltare noi ragazzi”

14/05/2026 09:33

In vista del confronto pubblico tra i sei candidati alla carica di sindaco di Arezzo e gli studenti in programma a Rondine Cittadella della Pace, in programma venerdì 15 maggio, due studentesse aretine, Giorgia e Maria Vittoria Meacci, affidano a una lunga lettera aperta riflessioni, richieste e proposte sul rapporto tra giovani e politica.

Nel testo, le due sorelle affrontano temi come l’astensionismo, la scarsa rappresentanza giovanile e femminile nelle istituzioni, il bisogno di servizi più vicini alle nuove generazioni e la necessità di una politica “con la P maiuscola”, capace di tornare ad ascoltare davvero studenti e giovani cittadini.

A Rondine il confronto tra candidati sindaco, guidato dalle domande dei giovani

Di seguito la lettera integrale.

Lettera Aperta
Ai sei candidati Sindaco per il Comune di Arezzo

Siamo due studentesse aretine, sorelle, ci chiamiamo Giorgia e Maria Vittoria Meacci frequentiamo rispettivamente l’ultimo anno del liceo classico “Francesco Petrarca” in una classe Rondine (Cittadella della Pace) e il terzo anno del Liceo “Vittoria Colonna” indirizzo economico sociale.

Ad ottobre 2025 scrivemmo ai tre candidati alla Presidenza della Regione Toscana. Ci rispose Antonella Bundu, una donna come noi. Sarà un caso? Forse le donne hanno maggiore sensibilità o forse sono più pragmatiche.

Non siamo nuove a questa forma di comunicazione “aperta” ed immediata.

Siamo cresciute nell’epoca dei social dove tutti possono interagire con tutti, velocemente.

Oggi da aretine assistiamo a questa nuova campagna elettorale che determinerà chi sarà il nuovo Sindaco di Arezzo per i prossimi cinque anni.

Nel frattempo venerdì 15 maggio 2026 nella splendida cornice di Rondine Cittadella della Pace, si svolgerà il tanto atteso confronto tra i candidati sindaco e noi giovani, con le nostre domande.

Il 2026 è un anno molto importante per la storia d’Italia. Si celebrano infatti gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, del referendum istituzionale e del primo voto alle donne. Un diritto quest’ultimo che può apparire quasi scontato ma che invece è costato tanto in termini di lotte nel corso dei secoli passati, a cominciare proprio dalla conquista del diritto di voto da parte di noi donne.

In questo contesto riteniamo giusto ripartire da quegli stessi temi che avevamo proposto a ottobre scorso ai candidati alle elezioni regionali, cioè quel senso di politica con la “P” maiuscola, intesa come “l’arte di governare”. L’inserimento dell’educazione civica quale materia curriculare nei nostri licei, rappresenta una importante opportunità di crescita culturale e sociale. Far appassionare un giovane all’educazione civica significa promuovere fra noi studenti la passione per il bene comune, facendo sì che ognuno di noi possa impegnarsi per gli altri e per la popolazione del territorio nel quale vive. In questo senso la politica diventa un servizio e non un mestiere.

La passione civica consente di passare dal ruolo di “spettatrici/elettrici” a quello di protagoniste delle scelte che i politici, faranno su nostro mandato elettorale, per il bene della comunità, una volta eletti.

La partecipazione dei giovani alla vita politica è un valore importante per ogni democrazia. Anche per questo deve essere motivo di allarme osservare che negli ultimi anni in Italia si è registrato un elevato tasso di astensionismo anche fra le nuove generazioni.

La questione è che in occasione delle elezioni, il primo partito in assoluto rischia di essere quello del “non voto”, cioè di coloro i quali hanno deciso di non andare a votare. Il crollo dell’affluenza alle urne è un fenomeno sul quale bisogna necessariamente aprire una riflessione. Molti giovani non si sentono adeguatamente rappresentati dagli esponenti dei partiti. D’altra parte c’è uno scollegamento tra il mondo reale e la politica. Pensate quante poche donne, madri, studentesse, operaie, libere professioniste, casalinghe, impiegate, sportive, precarie, giovani sotto i trent’anni, sono attualmente inserite come candidate nelle liste elettorali aretine.

Ogni volta che gli italiani sono chiamati a votare si registrano record negativi di affluenza.

Alle ultime elezioni regionali meno del 50% dei toscani ha votato.

Semplicemente queste persone non riconoscono il sistema e non lo frequentano. Come dargli torto se ci sono delle amministrazioni dove l’assessore alle politiche giovanili – per fare un esempio – è una persona over 40? Come può questa persona capire le esigenze ed i bisogni reali di noi giovani se non ci frequenta e se non appartiene al nostro “mondo”?

L’ISTAT ha messo in evidenza che in Italia la politica è sempre più una cosa da “vecchi”.

Tra gli attuali competitor, sotto i trenta anni non c’è nessuno e nemmeno sotto i quaranta.

Per non parlare poi della rappresentanza femminile. Su sei candidati sindaco di Arezzo, c’è una sola donna. Una su sei.

Noi giovani da questi pochi elementi possiamo desumere che la politica ad alti livelli, è una cosa riservata agli uomini più maturi, lasciando da parte le eccezioni come Giorgia Meloni e Elly Schlein.

Da Instagram apprendiamo che secondo i nuovi dati pubblicati l’interesse per la politica nel nostra Paese continua a diminuire. Meno della metà degli italiani con più di 14 anni – il 48,2% – si informa almeno una volta a settimana, mentre il 29,4% dichiara di non informarsi mai. Anche il livello di istruzione incide in modo rilevante: chi ha un titolo di studio più elevato tende a informarsi e a discutere di più. Questi dati descrivono un cambiamento nelle abitudini di partecipazione politica degli italiani, che riguarda soprattutto i gruppi che avranno a che fare più a lungo con le decisioni prese oggi, come i giovani appunto.

Assistiamo da anni alla cd. “fuga dei cervelli”, cioè una marea di giovani che ogni anno lasciano Arezzo e più in generale l’Italia per andare all’estero.

Il processo di invecchiamento del nostro Paese resta il fattore centrale. Leggendo il rapporto della Caritas italiana emerge in modo drastico il quadro della situazione, che vede una popolazione più vecchia e più povera, bisognosa di cure mediche, di servizi sociali e di assistenza sanitaria.

Fatto è che i giovani non essendo attratti dalla politica, rinunciano a votare.

Noi due pensiamo che l’esercizio del diritto di voto, specialmente quello del voto dei diciottenni, di coloro i quali manifestano la loro idea di politica per la prima volta, dovrebbe essere una occasione di festa, quasi un rito di iniziazione alla vita e alle responsabilità. L’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, rivolgendosi proprio ai giovani come noi fece un appello per andare a votare e a non farsi scoraggiare. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare – tanto a livello nazionale, che locale – è una espressione di quella responsabilità per il bene comune che ci rende cittadini a pieno titolo.

Spesso la politica è ammantata da una valutazione negativa e da pregiudizi così radicati che possono scoraggiarci. Espressioni come “tanto non cambia mai nulla”, “il mio voto è ininfluente”, “è tutto un magna magna”, sono il vero ostacolo a che le cose cambino davvero.

Il 24 e il 25 maggio si voterà il sindaco e il nuovo consiglio comunale di Arezzo.

Staremo a vedere chi uscirà vincitore da questa tornata elettorale, ma di più ancora sarà importante capire che livelli raggiungerà l’astensionismo. Soprattutto ci sentiamo di dire che nella prossima amministrazione ci dovranno essere ragazze e ragazzi come noi, non i “finti giovani”, cioè i quarantenni o i “cinquantenni” con le sneakers ed i jeans alla moda, ma piuttosto giovani sotto i trenta anni che conoscono i nostri problemi, perchè sono gli stessi che hanno loro. Solo così la politica si riconnetterà con la realtà delle cose.

Nei nostri ideali l’assessore alle politiche giovanili dovrebbe essere una persona davvero giovane (anagraficamente) perché possa comprendere le realtà degli studenti ad esempio ed intervenire conseguentemente.

Allo stesso modo l’assessore allo sport dovrebbe essere uno sportivo vero. Una persona che sa cosa significa allenarsi sotto la pioggia, d’inverno e poi entrare nello spogliatoi e trovare la doccia che non funziona.

Noi giovani chiediamo cose semplici, dirette, concrete.

Chiediamo che i trasporti pubblici locali siano più efficienti per orari, numero di corse assicurate anche di sabato e di domenica, di sera e a prezzi calmierati, così da non dover dipendere dai nonni o dai genitori per farsi accompagnare e poi riprendere.

Chiediamo di poter avere dei centri di aggregazione nel centro di Arezzo come nelle periferie e nelle frazioni, ad esempio sfruttando gli immobili del Comune che al momento non sono utilizzati o sono sotto utilizzati.

Chiediamo di poter beneficiare di una biblioteca comunale moderna e innovativa, soprattutto per quanto riguarda l’uso di piattaforme informatiche, social network e simili. Sarebbe bello ottenere dai ragazzi idee e proposte per ammodernare la biblioteca di Arezzo ad esempio ampliandone l’orario di apertura alla fascia serale e al fine settimana.

Chiediamo impianti sportivi moderni e funzionali, di facile accesso.

Chiediamo un programma culturale e una stagione teatrale e di danza riservata a noi studenti con spettacoli e rappresentazioni per noi giovani.

Chiediamo dei matinée per il teatro realizzati in collaborazione le scuole di Arezzo a prezzi accessibili per consentirci di poter godere delle occasioni di crescita culturale come solo il teatro può offrire.

Chiediamo una “estate aretina” degna di questo nome, con eventi, musica e spettacoli gratuiti, fatti anche da compagnie amatoriali per animare i parchi cittadini, la fortezza, Castelsecco, le piazze del centro cittadino ma anche quelle delle frazioni. Chi resta ad Arezzo di luglio o di agosto deve poterci stare bene. Ha diritto di potersi divertire ugualmente.

Noi giovani chiediamo risposte vere a bisogni reali, non ci servono progetti mirabolanti: la difficoltà di trovare una casa a canoni di affitto gestibili, la ricerca di un lavoro ben retribuito dopo la scuola/università, la serenità di poter girare per Arezzo senza il rischio di essere aggredite, il bisogno di avere strade scorrevoli, senza buche per chi come noi circola in motorino o in bicicletta e ben illuminate.

Soprattutto chiediamo di essere ascoltati, non solo prima delle elezioni come oggi appunto, ma di essere parte attiva e propositiva durante tutto il mandato del governo cittadino. Non vi deluderemo perché ne va del nostro futuro.

Noi giovani dobbiamo partecipare insieme alle istituzioni ai bisogni della comunità per fare rete, per diffondere la cultura dell’educazione civica, del senso alto della politica. Solo così potremo arginare l’astensionismo, e il disinteresse dei giovani per la politica, facendo sistema.

Vi ringraziamo per il tempo che ci avete dedicato e vi facciamo i nostri auguri di buon lavoro a tutti e sei per il bene di tutti noi. Che vinca il migliore, sperando per noi aretini, che lo sia davvero.

Giorgia Meacci e Maria Vittoria Meacci

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