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Politica

Arezzo, nasce Democrazia Civile: «Non siamo moderati, siamo ragionevoli»

03/10/2026 12:05

Alla Caurum Hall il lancio del progetto che vuole mettere in rete le esperienze civiche. Partecipazione, proposte concrete e autonomia dai due poli al centro dell’iniziativa.

Ripartire dalle città, unire le esperienze civiche e dare spazio a chi si sente sempre più distante dalla politica. È l’obiettivo di Democrazia Civile, il progetto varato da Marco Donati all’auditorium Caurum Hall di Arezzo. Un’iniziativa che guarda oltre i confini locali, con l’ambizione di costruire una rete tra territori e comunità e portare nel dibattito pubblico un linguaggio più concreto e costruttivo.

«Nasce per unire i territori, in particolare dove si sono sviluppati progetti civici che hanno coinvolto le comunità, ma serve anche per un linguaggio nuovo della politica, più costruttivo, che guarda ai progetti futuri attraverso proposte concrete», spiega Marco Donati.

Il punto di partenza è il ruolo che le realtà civiche possono svolgere di fronte all’indebolimento del rapporto tra cittadini e partiti. Secondo Donati, le forze politiche nazionali restano importanti per la democrazia, ma faticano a garantire una presenza riconoscibile nelle comunità locali.

«I partiti tendono ad arretrare. Oggi sono sempre più partiti di opinione, nazionali, ma spesso nelle comunità locali mancano punti di riferimento che vengono sostituiti dal protagonismo della società civile», osserva. «Un nuovo protagonismo diventa qui un punto d’inizio per ricoinvolgere le persone nella partecipazione e avere una maggiore capacità di dare risposte».

Quanto alle prospettive, Donati indica un percorso da costruire attraverso il confronto e le collaborazioni. «Oggi vogliamo dare un contributo al dibattito pubblico in questa città, nel Centro Italia e, se riusciremo, anche in molte altre regioni. Sono nostri ospiti consiglieri regionali provenienti da diverse zone d’Italia e figure del mondo della politica venute ad ascoltare».

Per Donati, il valore aggiunto del civismo deve misurarsi soprattutto nella capacità di affrontare i problemi e recuperare fiducia. «Partecipano sempre meno persone, i problemi sono sempre meno risolti e aumenta la disaffezione», afferma. Da qui la richiesta di un cambio di approccio: «Dobbiamo guardare più in faccia la realtà, essere molto più costruttivi nel dibattito pubblico e più sinceri nei confronti dell’opinione pubblica, raggiungendo gli obiettivi che si possono raggiungere».

A delineare l’identità del progetto è il presidente Sauro Pellerucci, che mette al centro il rapporto diretto tra cittadini e decisioni pubbliche. «Democrazia Civile nasce dall’esigenza di dare ai cittadini un’opportunità di esprimersi in maniera più diretta, ripartendo dalle piazze, dalle realtà civiche e cittadine che conoscono i bisogni della cittadinanza».

La critica riguarda soprattutto un confronto politico dominato dalla contrapposizione. «Oggi c’è necessità di ripartire dalla città perché abbiamo un bipolarismo così muscolare e forte che non dà alla società civile la possibilità di esprimersi», sostiene Pellerucci. «Democrazia Civile diventa il modello politico nazionale in cui sviluppare autonomie locali, per liberare voci troppo spesso messe in secondo piano rispetto a chi grida in contrapposizione agli altri».

Sulla collocazione politica, il presidente propone una definizione che punta a superare le appartenenze tradizionali: «Non siamo moderati, ma siamo ragionevoli. Tendiamo a essere un punto di equilibrio tra opposti squilibri».

Un posizionamento che Pellerucci non vuole ricondurre automaticamente al centro. L’intenzione, spiega, è riunire persone orientate al bene comune presenti nella destra, nella sinistra e nel cosiddetto terzo polo, offrendo un punto di raccordo anche a chi si è allontanato dalla partecipazione. «La politica si è dimenticata del ruolo del cittadino», afferma.

Il tema dell’autonomia riguarda anche le prossime elezioni nazionali. Pellerucci precisa che il progetto è ancora nella fase di definizione delle adesioni, tra liste civiche e gruppi regionali e cittadini, con i quali saranno costruite le scelte future. Ma indica già un orientamento: «Democrazia Civile ha come punto di partenza, anche per le prossime politiche, la volontà di non schierarsi con nessuno dei due poli e di essere una voce indipendente che rappresenti davvero la cittadinanza civile».

Nel ragionamento del presidente, l’esperienza aretina rappresenta un riferimento positivo anche al di là del risultato elettorale. «Arezzo è un esempio di grande successo, al di là che abbia vinto o meno le elezioni», sostiene. Una rete nazionale, nella sua visione, dovrebbe dare alle esperienze locali strumenti e maggiore solidità, aiutandole a confrontarsi con meccanismi come il richiamo al voto utile, che tendono a ricondurre la scelta degli elettori ai due schieramenti principali.

«La democrazia non è capire da quale parte stare, ma capire dove vogliamo andare», conclude Pellerucci. «Le diversità sono una ricchezza. Oggi, invece, nello scontro muscolare che viviamo, sembra che siano qualcosa da battere. La politica è diventata purtroppo un terreno di scontro permanente, e questo non può essere se vogliamo costruire o ricostruire una civiltà».

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