“A fronte di una narrazione che descrive la città ‘sulla cresta dell’onda’, emerge con sempre maggiore evidenza una distanza significativa rispetto alla realtà quotidiana vissuta dai cittadini”. È quanto dichiarano Arezzo 2020 e AVS (Alleanza Verdi e Sinistra), che tracciano un bilancio fortemente critico dell’amministrazione uscente.
“Traffico congestionato, manutenzione carente e quartieri trascurati restituiscono un quadro ben diverso da quello raccontato”, proseguono, evidenziando come sul fronte della mobilità urbana “il bilancio appaia particolarmente critico”. Secondo le due realtà politiche, “la città è oggi più difficile da vivere e da attraversare, a causa dell’assenza di una visione organica, di un trasporto pubblico non competitivo e della crescita del traffico privato senza adeguate soluzioni strutturali. Un contesto che non può essere definito modernità, ma piuttosto immobilismo mascherato da sviluppo”.
Critiche anche sul tema della sicurezza: “Si registra uno scarto tra dichiarazioni e dati. Se da un lato si parla di ‘percezione’, dall’altro le classifiche nazionali evidenziano criticità reali”. E aggiungono: “Attribuire l’aumento dei reati a una presunta maggiore ricchezza rappresenta una giustificazione debole, che non affronta il problema ma lo elude. Una città meno sicura è inevitabilmente anche una città meno libera”.
Nel mirino anche la gestione delle fondazioni nei settori strategici: “Il loro utilizzo ha prodotto opacità decisionale, riduzione del controllo pubblico e spostamento delle scelte fuori dagli organi democratici, configurandosi non come strumenti al servizio della città, ma come modalità per aggirare il confronto pubblico”.
Sul versante sociale, Arezzo 2020 e AVS denunciano “un progressivo arretramento del ruolo del Comune, con minore regia pubblica, crescente frammentazione degli interventi e maggiore dipendenza da soggetti esterni. Il risultato è un sistema di welfare meno equo e più difficile da controllare”.
Anche cultura e turismo, secondo le due forze, presentano criticità: “A fronte di numeri ed eventi presentati come successi, emergono limiti strutturali: scarsa continuità, debole integrazione con il tessuto locale e benefici economici concentrati. Una città non può vivere solo di eventi, ma deve fondarsi su una comunità solida e partecipata”.
Sul piano delle opere pubbliche, sottolineano: “La quantità degli investimenti non basta a definire la qualità dell’azione amministrativa. Cantieri prolungati, manutenzione insufficiente e difficoltà nella realizzazione concreta indicano che il nodo centrale non è quanto si spende, ma come si spende”.
Non manca un affondo sulla macchina comunale: “Vogliamo poi parlare delle funzionalità degli uffici comunali? L’esempio più eclatante è la disfunzione dell’archivio comunale che non riesce a dare risposte pronte ai cittadini: non in giorni, ma mesi. Badate: mesi, non giorni”.
Infine, la valutazione complessiva: “Dopo undici anni, appare evidente l’assenza di un vero disegno sociale di città: inclusiva, sostenibile e accessibile. La crescita non può dirsi tale se non produce un miglioramento diffuso della qualità della vita”.
“La fotografia che emerge – concludono Arezzo 2020 e AVS – è quella di una città più fragile sul piano sociale, più diseguale e meno governata nei processi fondamentali. Altro che ‘buona salute’: Arezzo ha bisogno di tornare ad essere una città guidata dal pubblico, fondata sulla trasparenza, sulla partecipazione e su una visione reale, non sulla narrazione”.



















