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Lavoro

Carenza personale e precariato: sciopero dei lavoratori della cultura e presidio al museo Archeologico

12/06/2026 09:52

La risposta del Ministero alla carenza di personale è il ricorso al precariato. La situazione ad Arezzo dei musei e dell’Archivio di Stato.

Oggi, 12 giugno, con inizio alle 10.30, presidio sindacale di fronte al Museo Archeologico di Arezzo in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori di musei, archivi e strutture culturali.

“La crisi strutturale del comparto cultura nel nostro territorio è ormai un’emergenza cronica – commentano Gabriella Petteruti e Luca Innocenti, dirigenti di Fp e Nidil Cgil. Il progressivo e costante taglio delle risorse pubbliche ha ridotto gli organici all’osso nei Musei, alla Soprintendenza, nell’Archivio di Stato. L’intero sistema museale statale del nostro territorio può contare su appena 2 funzionari e meno di 30 assistenti alla fruizione. Con questi numeri minimi, divisi tra i 5 musei di Arezzo (dall’Archeologico a Casa Vasari) e i musei di Anghiari, garantire le normali aperture al pubblico è diventato un gioco d’incastri difficilissimo”.

La carenza di personale si scarica interamente sulle spalle dei lavoratori rimasti, rendendo difficile utilizzare le ferie, i permessi previsti dalla Legge 104 per l’assistenza ai familiari con disabilità e lo stesso diritto di sciopero, finora costantemente compresso dalle esigenze di servizio.

Enormi difficoltà anche all’Archivio di Stato. “Questa fondamentale struttura del Ministero della Cultura non è un semplice deposito di documenti ma l’istituto che conserva, ordina e rende fruibile la memoria storica, documentaria e amministrativa del nostro territorio. Senza la sua funzione di tutela e ricerca, i cittadini perderebbero il legame con le proprie radici giuridiche e culturali, e diventerebbe impossibile la stessa ricerca storica e scientifica. Eppure, anch’esso si trova oggi in uno stato di sofferenza estrema a causa del blocco del turn over”.

La risposta del Ministero a questa crisi generalizzata è la peggiore possibile. “I servizi – ricordano Petteruti e Innocenti – sono garantiti solo grazie a un ampio ricorso a esternalizzazioni, lavoratori precari, finte partite IVA e operatori regolati dai contratti del Commercio o di Federculture. Siamo davanti a una vera e propria divisione di classe interna ai luoghi della cultura: lo Stato esternalizza la gestione del proprio patrimonio, scaricando il rischio sui lavoratori attraverso appalti al ribasso e dumping contrattuale”.

Duro il commento di Fp e Nidil Cgil sull’intervento delle fondazioni private e del terzo settore: “pur avendo sopperito temporaneamente alle carenze economiche e gestionali del Ministero della Cultura, ha finito per stravolgere la natura stessa dell’istituzione culturale. La cultura è stata così progressivamente trasformata in una merce da cui estrarre profitto, piegando la ricerca, la tutela e la divulgazione scientifica alle sole logiche del mercato e del turismo di massa. Il sistema odierno preferisce sottrarre investimenti pubblici a questo settore essenziale per destinarli alla corsa al riarmo. È inaccettabile finanziare l’economia della distruzione tagliando i fondi a festival, rassegne, archivi e musei”.

Tre i temi principali dello sciopero.

Dignità e uguaglianza. Quindi salari equi, organici adeguati e contratti di settore per fermare i contratti pirata e il precariato selvaggio.

Stop agli appalti tossici. Quindi la difesa del ruolo pubblico della cultura contro le privatizzazioni, stabili reinternalizzazioni e un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura per garantire servizi, ferie e diritti.

Infine un welfare di civiltà con l’introduzione del reddito di discontinuità per tutelare i lavoratori intermittenti.

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