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Lavoro

Allarme sanità, i numeri parlano chiaro: anche i medici toscani scappano dagli ospedali scegliendo il privato

03/05/2022 07:02

Le condizioni cui devono sottostare i professionisti della Sanità pubblica – segnala il sindacato medico Anaao Toscana – sono sempre più difficili e pericolose, per questo molti decidono di andarsene. Il problema della sanità toscana non è certo nuovo: negli ultimi anni è però stato messo in evidenza a causa della pandemia in corso. E ad oggi è possibile affermare che ogni anno che passa, aumentano i medici che lasciano gli ospedali per lavorare altrove, specialmente dopo le prime ondate pandemiche sono sempre più i professionisti della sanità che scelgono il privato.

Il 3,23% dei medici si è licenziato dagli ospedali.

Il problema dei medici che lasciano gli ospedali si è notevolmente aggravato negli anni: nel 2021 sono state 273 le cessazioni volontarie, 200 in più rispetto ad appena 7 anni prima (quando sono state solo 73). Questo significa che nell’ultimo anno ben oltre i 3% dei medici toscani si è licenziato dal proprio posto di lavoro per continuare la professione in modo differente, come specialisti ambulatoriali, medici di famiglia, pediatri di libera scelta o impiegati nella sanità privata convenzionata. Un “danno” al Servizio sanitario nazionale aggravato dal fatto che in questi due anni di pandemia il compito dei medici è stato frammentato in altri doveri legati al virus: basti pensare ai percorsi covid, che hanno rallentato e appesantito le già lunghe liste d’attesa per tutte le altre prestazioni sanitarie. I medici che lasciano, secondo i dati Anaao, sono i medici dell’Emergenza-urgenza, i pediatri, gli internisti. Le maggiori cessazioni si vedono fuori dalle aree metropolitane.

Perché i medici toscani si licenziano? 

Numeri alla mano, la domanda è lecito farsela. E a provare a rispondere è Flavio Civitelli, segretario generale di Anaao Assomed Toscana: “I professionisti cercano orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia, un sistema che valorizzi le loro competenze, un lavoro che permetta di dedicare più tempo ai pazienti. Secondo Civitelli “è forte la necessità di avere una vita privata e non sacrificare la famiglia: tutte necessità difficili da conciliare con la carenza di personale, i turni disagevoli, i weekend quasi tutti occupati da guardie e reperibilità, con la difficoltà nel godere delle ferie maturate”.

Più gli anni passano più il lavoro nella sanità pubblica diventa difficile e pericoloso: per questo il privato agli occhi dei medici impiegati negli ospedali è sempre più attrattivo e accattivante. Per quei medici ancora titubanti il 2021 ha rappresentato la stangata definitiva che li ha convinti ad andarsene: aver dovuto gestire le ondate pandemiche senza che poi venisse realmente effettuato un concreto investimento nella sanità pubblica ha “definitivamente tolto ogni illusione di cambiamento”.

 

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