Proseguono gli appuntamenti di Valdichiana Reading, la rassegna culturale curata e condotta da Davide Ruffinengo al Valdichiana Village di Foiano della Chiana. Sabato 13 giugno scorso l’incontro dal titolo “La scienza nasce dalla curiosità” ha visto protagoniste Piera Levi-Montalcini e la neuroscienziata Sara Garofalo, in un dialogo dedicato al valore della conoscenza, della ricerca e della curiosità come motore della crescita personale e collettiva.
Figlia di Gino Levi-Montalcini e nipote del Premio Nobel Rita Levi-Montalcini, Piera custodisce oggi la memoria di una famiglia che ha lasciato un segno profondo nella cultura, nella scienza e nell’arte italiane. Presidente della Levi-Montalcini Foundation, è impegnata nella valorizzazione degli archivi familiari e nella diffusione dell’eredità culturale della celebre scienziata torinese.
Nel corso della conversazione con Davide Ruffinengo, il ricordo della “zia Rita” si è intrecciato con una riflessione più ampia sull’attualità del suo messaggio, a quarant’anni dall’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina.
«Credo che il messaggio di Rita Levi-Montalcini sia ancora attualissimo», ha spiegato Piera Levi-Montalcini. «In fondo è un messaggio che riguarda il modo di affrontare la vita. Le emozioni umane restano le stesse e restano validi i valori che ci sono stati tramandati: l’impegno, l’onestà, l’attenzione verso gli altri e la capacità di contribuire al bene comune».
Un insegnamento che la stessa Rita Levi-Montalcini sintetizzava in una frase che la nipote ama ricordare: «L’altruismo è il maggiore egoismo. Se le persone che ti stanno intorno stanno bene, stai bene anche tu».
Al centro dell’incontro, però, c’è stata soprattutto la curiosità, indicata come la vera scintilla della conoscenza.
«La curiosità è basilare», ha sottolineato Levi-Montalcini. «Non appartiene solo agli scienziati o ai grandi geni. Chiunque può osservare ciò che lo circonda e chiedersi perché le cose sono fatte in un certo modo. Perché una sedia ha quattro gambe? Chi ha inventato la ruota? Come nasce un oggetto che usiamo ogni giorno? Sono tutte domande che possono aprire nuove prospettive».
Secondo Levi-Montalcini, la capacità di interrogarsi sul mondo è una qualità naturale che emerge fin dall’infanzia e che dovrebbe essere continuamente alimentata.
«I bambini fanno moltissime domande. Poi questa attitudine tende a spegnersi perché ci si concentra sull’imparare altro. Invece bisogna continuare a coltivarla. La domanda è alla base di tutto quello che facciamo».
Un principio che lei stessa ha cercato di trasmettere alle proprie figlie attraverso piccoli gesti quotidiani.
«Quando erano bambine e si preparavano per andare a scuola, non sceglievo mai io i loro vestiti. Dicevo sempre: mettetevi quello che volete. Era un modo per abituarle a decidere, a capire cosa desideravano davvero. Anche la scelta è una forma di allenamento alla curiosità e alla consapevolezza».
Nel finale dell’incontro il dialogo si è spostato su un oggetto simbolico della famiglia Levi-Montalcini: il microscopio utilizzato da Rita durante la sua attività di ricerca. Un oggetto che racchiude molto più del suo valore materiale.
«Il microscopio rappresenta un inizio, una partenza», ha raccontato. «Ma per me suscita la stessa emozione dei carboncini con cui mio padre realizzava i suoi ritratti o dei pennelli di zia Paola. Sono gli strumenti che hanno accompagnato il lavoro e la passione di persone straordinarie. Oggetti semplici, ma capaci di generare risultati eccezionali».
Un ricordo che richiama anche il titolo del libro dedicato alla grande scienziata, Un sogno al microscopio, e che restituisce l’immagine più autentica dell’eredità Levi-Montalcini: la convinzione che ogni grande scoperta nasca sempre da una domanda, da uno sguardo curioso sul mondo e dalla volontà di non smettere mai di imparare.










































