AREZZO – A ottantadue anni da uno degli episodi più tragici della Seconda guerra mondiale nel territorio aretino, arriva una sentenza destinata a segnare un importante passaggio sul piano della memoria storica e della giustizia. Il Tribunale di Firenze ha infatti riconosciuto la responsabilità delle forze armate del Terzo Reich per l’eccidio di San Severo, avvenuto il 14 luglio 1944 sulle colline di Arezzo, condannando la Repubblica Federale di Germania al risarcimento dei danni in favore dei familiari e degli eredi di tre delle vittime.
La decisione riguarda gli eredi di Silvestro Lanzi, Angiolo Severi ed Ernesto Fragai, tre dei diciassette civili rastrellati e fucilati dalle truppe tedesche con l’accusa di sostenere i partigiani presenti nell’area dell’Alpe di Poti.
La sentenza è stata ottenuta nell’ambito dell’azione legale promossa dagli avvocati Vittorio Martinelli, Sabrina Candi e Simona Bianchi. Il giudice ha qualificato i fatti come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, riconoscendo inoltre il cosiddetto “danno catastrofale”, ovvero la sofferenza psicologica patita dalle vittime nel momento in cui compresero l’imminenza della propria esecuzione. Un danno che è stato liquidato in via equitativa sulla base della ricostruzione storica degli eventi.
La responsabilità della Germania
Sul piano giuridico, il tribunale ha chiarito che il soggetto responsabile nella fase di accertamento della responsabilità e del danno resta esclusivamente la Repubblica Federale di Germania. Il Fondo ristori istituito presso il Ministero dell’Economia italiano interviene invece soltanto nella successiva fase esecutiva, relativa all’effettivo pagamento dei risarcimenti.
Una precisazione significativa nell’ambito del complesso contenzioso che negli ultimi anni ha interessato numerose stragi nazifasciste avvenute sul territorio italiano durante l’occupazione tedesca.
Il massacro del 14 luglio 1944
La vicenda affonda le proprie radici in una delle giornate più drammatiche vissute dalla comunità di San Severo.
La mattina del 14 luglio 1944 un reparto composto da circa quindici militari tedeschi raggiunse la località, dove vivevano tredici famiglie di contadini, boscaioli e carbonai, alle quali si erano aggiunti numerosi sfollati provenienti da Arezzo in fuga dalla guerra.
I soldati diedero avvio a un rastrellamento e arrestarono venti uomini, accusandoli senza alcuna prova di appartenere alle formazioni partigiane o di fornire loro sostegno. Dopo averne rilasciati tre, condussero gli altri diciassette in un vicino bosco, dove furono fucilati.
Le vittime avevano un’età compresa tra i 17 e i 67 anni.
Un eccidio che colpì profondamente la popolazione locale e che ancora oggi rappresenta una delle pagine più dolorose della storia aretina durante il conflitto mondiale.
La memoria ancora viva
A San Severo il ricordo di quella tragedia continua a essere custodito dalla comunità. Di fronte alla chiesa romanica della frazione si trova ancora oggi un monumento in pietra e marmo dedicato alle vittime dell’eccidio, luogo simbolo della memoria collettiva del territorio.
Da tempo è inoltre allo studio la realizzazione di un Museo della Resistenza che possa raccogliere testimonianze, documenti e ricordi legati alla strage e più in generale alla lotta di Liberazione nell’area aretina.
La sentenza del Tribunale di Firenze non cancella il dolore di una ferita rimasta aperta per generazioni, ma rappresenta un ulteriore riconoscimento giudiziario della verità storica e delle responsabilità per uno dei tanti crimini compiuti durante l’occupazione nazista in Italia.













