La madre del quarantenne ha presentato una denuncia ai carabinieri. Al centro dell’esposto, la sorveglianza in ospedale e i tempi delle ricerche dopo il suo allontanamento.
Quali misure furono adottate per assistere Mirko Frescucci? Quando venne accertato il suo allontanamento dall’ospedale e perché i familiari non sarebbero stati informati subito? Sono gli interrogativi al centro della denuncia presentata dalla madre del quarantenne originario di Cortona, trovato morto nella notte tra l’11 e il 12 settembre nel piazzale dei dipendenti dell’ospedale San Donato di Arezzo.
Secondo quanto riportato da La Nazione, la famiglia, assistita dall’avvocata Valentina Guerri, ha chiesto di verificare eventuali responsabilità del personale e dei responsabili del pronto soccorso. Nell’esposto viene prospettata l’ipotesi di abbandono di persona incapace seguito da morte: una contestazione sulla quale dovranno essere svolti gli accertamenti, senza che ciò costituisca una responsabilità già stabilita.
La vicenda era iniziata nel tardo pomeriggio dell’11 settembre, al Sodo di Cortona. Frescucci, tornato a vivere con i genitori dopo un periodo trascorso a Pisa, aveva manifestato una grave crisi psichica. La madre aveva chiamato il 118 e l’uomo era stato accompagnato in ambulanza all’ospedale di Arezzo.
La ricostruzione della famiglia concentra l’attenzione sulle ore successive all’arrivo al San Donato. I parenti, giunti nella struttura intorno alle 19.20, avrebbero ricevuto rassicurazioni sul fatto che il quarantenne fosse stato preso in carico e dovesse essere sottoposto a controlli.
Nell’esposto si sostiene, tuttavia, che Frescucci si sarebbe allontanato dall’ospedale già tra le 19 e le 19.30, senza adeguate misure di vigilanza e senza una tempestiva comunicazione ai familiari. Si tratta della versione contenuta nella denuncia, che dovrà essere verificata attraverso la documentazione e gli altri elementi disponibili.
Sempre secondo il racconto riportato dal quotidiano, soltanto dopo l’una di notte, a seguito delle ripetute richieste della madre, un medico avrebbe comunicato che l’uomo non era più presente nei locali, pur risultando ancora nei registri. Le procedure di ricerca sarebbero state avviate all’1.07. Il ritrovamento del corpo sarebbe avvenuto intorno alle 3 nel piazzale esterno.
L’autopsia ha ricondotto la morte a un gesto autolesionistico, escludendo l’ipotesi di omicidio inizialmente presa in considerazione. La richiesta della famiglia riguarda quindi soprattutto l’assistenza ricevuta, la sorveglianza e la gestione dell’allontanamento. Sulla vicenda la Asl Tse ha aperto un’indagine interna.
Per ricostruire la sequenza degli eventi, i familiari chiedono l’acquisizione dei registri ospedalieri e delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Saranno gli accertamenti della magistratura a chiarire quanto accaduto e a stabilire se vi siano state omissioni o responsabilità penalmente rilevanti.









