Udienza al Tribunale di Arezzo per il cane investito il 6 aprile in via dell’Acropoli. Il legale di Leonardo Magi contesta la ricostruzione dell’incidente e chiede ulteriori indagini.
La vicenda di Choco resta in attesa di una decisione. Si è svolta oggi, venerdì 2 ottobre, al Tribunale penale di Arezzo, l’udienza sull’opposizione alla richiesta di archiviazione per la morte del meticcio di 15 anni, travolto da un’auto lo scorso 6 aprile in via dell’Acropoli. Al termine della camera di consiglio, il GIP si è riservato la decisione sulla prosecuzione delle indagini.
A contestare la richiesta della Procura è la famiglia di Leonardo Magi, proprietario dell’animale, assistito dall’avvocata Giada Bernardi, del Foro di Roma. Al centro dell’opposizione c’è la natura dell’investimento: un episodio colposo, secondo la ricostruzione posta alla base della richiesta di archiviazione, oppure una condotta volontaria, come sostiene il legale.
La richiesta della Procura era emersa già a maggio. Secondo quanto riportato allora dalle cronache locali, gli inquirenti non ritenevano sufficienti gli elementi per dimostrare che il conducente avesse investito Choco con l’intenzione di ucciderlo. Una valutazione che Magi aveva contestato, annunciando di voler continuare la propria battaglia per chiarire l’accaduto.
La tragedia risale alla mattina di Pasquetta. Intorno alle 8.30, Magi stava passeggiando con Choco lungo via dell’Acropoli, in una zona frequentata da pedoni e ciclisti. Il cane, adottato da un canile circa quattro anni prima, stava tornando verso di lui dopo essere stato richiamato. Nel racconto del proprietario, il gesto rivolto all’automobilista per chiedergli di rallentare sarebbe stato seguito da una decelerazione e poi da una ripartenza, culminata nell’investimento. Il veicolo si sarebbe quindi allontanato senza prestare soccorso.
Nell’atto di opposizione, Bernardi contesta la lettura dell’episodio come incidente o incomprensione. Secondo la ricostruzione sostenuta dal legale, l’automobilista avrebbe prima arrestato la marcia, per poi accelerare deliberatamente quando il cane si trovava davanti al mezzo, travolgendolo con le ruote anteriori e posteriori e allontanandosi a forte velocità. Una sequenza che la difesa di Magi interpreta come uccisione volontaria di animale con dolo diretto, una tesi sulla quale non è ancora intervenuto un accertamento giudiziario definitivo.
«Non si è trattato di una disgrazia o di una disattenzione, ma di un atto deliberato e spietato», dichiara Bernardi. «Fermarsi, attendere che il cane sia al centro della carreggiata e poi premere l’acceleratore per travolgerlo non può essere rubricato a mero incidente stradale».
L’avvocata chiede inoltre di approfondire gli elementi raccolti durante le indagini preliminari, denunciando quelle che ritiene «gravissime lacune e piste investigative rimaste inesplorate», nonostante le informazioni già acquisite dalla polizia giudiziaria.
Fin dalle prime ore, la morte di Choco aveva provocato indignazione e appelli per ricostruire l’accaduto. I volontari dell’Enpa avevano recuperato il corpo dell’animale e invitato chiunque disponesse di informazioni utili a farsi avanti.
Adesso la parola passa al GIP: l’udienza non ha disposto né l’archiviazione né la prosecuzione delle indagini. La decisione resta riservata, mentre la famiglia di Choco continua a chiedere che tutti gli aspetti della vicenda siano chiariti.

















