AREZZO – Dopo la chiusura delle indagini preliminari sull’inchiesta relativa alle presunte “cittadinanze italiane facili” nel Comune di Anghiari, interviene la Fp Cgil di Arezzo, che invita ad abbassare i toni del dibattito pubblico e a rispettare il principio della presunzione di innocenza.
L’indagine della Squadra Mobile di Arezzo, coordinata dalla Procura della Repubblica, si è conclusa con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sette persone: tra di loro dipendenti comunali, il sindaco e un cittadino argentino ritenuto dagli inquirenti il promotore del presunto sistema. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo e in concorso, falso ideologico e falso materiale in atto pubblico. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni cittadini sudamericani, prevalentemente argentini, avrebbero ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis attraverso false attestazioni di residenza nel Comune, requisito ritenuto essenziale per il completamento della procedura amministrativa. L’inchiesta, avviata nel 2022 dopo una segnalazione del Commissariato di Sansepolcro, è stata sviluppata anche mediante intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche. La fase attuale resta quella delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.
Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra l’intervento del segretario provinciale della Fp Cgil Arezzo, Giacomo Nebbiai.
«In merito alle recenti notizie di cronaca riguardanti il Comune di Anghiari – dichiara Nebbiai – come Fp Cgil Arezzo esprimiamo totale rispetto per l’operato della magistratura, nella quale riponiamo la massima fiducia affinché si faccia chiarezza sui fatti nel più breve tempo possibile».
Il sindacato, tuttavia, esprime forte preoccupazione per il clima che si è sviluppato attorno alla vicenda.
«Al contempo – prosegue Nebbiai – assistiamo con profonda amarezza all’ennesimo, inaccettabile spettacolo della gogna mediatica e del linciaggio social nei confronti di lavoratrici e lavoratori. Un “processo di piazza” alimentato da commenti al vetriolo che non hanno nulla a che fare con la giustizia, ma che dimostrano solo il disagio di chi li esprime».
La Fp Cgil richiama quindi uno dei principi fondamentali dell’ordinamento italiano.
«Come sindacato – afferma il segretario provinciale – ricordiamo un principio sacro e inviolabile della nostra Costituzione: la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato. Sostituire le aule di tribunale con le bacheche dei social network è una barbarie giuridica che respingiamo con forza. Tirare fango oggi significa distruggere la dignità personale e professionale di donne e uomini, oltre che delle loro famiglie, prima ancora che sia stata accertata qualsiasi responsabilità».
Infine, Nebbiai ribadisce il sostegno del sindacato ai lavoratori coinvolti e lancia un appello alla responsabilità.
«La Fp Cgil di Arezzo rimarrà fermamente a fianco dei propri iscritti e di tutto il personale per garantire il pieno rispetto del diritto alla difesa e della dignità umana. Invitiamo tutti – cittadini e organi di informazione – ad abbassare i toni e ad attendere che la giustizia faccia il suo corso nelle sedi preposte, le uniche deputate a farlo».




















