Si sono concluse le indagini della Squadra Mobile di Arezzo su un presunto sistema illecito che avrebbe consentito a cittadini sudamericani, in particolare argentini, di ottenere in tempi rapidi la cittadinanza italiana iure sanguinis e il conseguente passaporto italiano attraverso false attestazioni di residenza.
Su disposizione della Procura della Repubblica di Arezzo sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a sette persone: cinque dipendenti del comune di Anghiari, il sindaco del paese della Valtiberina e un cittadino argentino ritenuto il promotore dell’organizzazione. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo e in concorso, falso ideologico e falso materiale in atto pubblico.
L’inchiesta era partita all’inizio del 2022 dopo una segnalazione del Commissariato di Polizia di Sansepolcro, che aveva registrato un insolito aumento di cittadini sudamericani diretti negli uffici di polizia per richiedere il passaporto italiano, dopo aver ottenuto il riconoscimento della cittadinanza da parte del Comune finito sotto la lente degli investigatori.
Le indagini, coordinate dalla Procura e sviluppate anche attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, avrebbero fatto emergere un’organizzazione ben strutturata. Secondo l’accusa, il cittadino argentino avrebbe pubblicizzato i propri servizi sui social network, intercettando persone interessate a ottenere la cittadinanza italiana grazie alle proprie origini familiari. In cambio di consistenti somme di denaro, avrebbe organizzato il loro arrivo in Italia, individuando alloggi temporanei e seguendo tutte le pratiche burocratiche necessarie.
Il punto centrale dell’indagine riguarda la residenza anagrafica, requisito essenziale per il completamento della procedura. Secondo gli investigatori, i cittadini stranieri sarebbero stati registrati come residenti nel Comune senza che vi abitassero realmente. A consentire questo passaggio sarebbero state false attestazioni redatte dagli agenti della polizia municipale incaricati dei controlli, seguite dall’istruttoria amministrativa dell’Ufficio Anagrafe che si concludeva con il provvedimento del sindaco di riconoscimento della cittadinanza italiana.
Gli investigatori sostengono che i beneficiari del sistema non avessero alcuna intenzione di trasferire stabilmente la propria residenza in Italia. Molti sarebbero arrivati con il viaggio di ritorno già programmato, trattenendosi nel territorio aretino solo per il tempo strettamente necessario a ottenere la cittadinanza e il passaporto italiano, per poi lasciare il Paese.
Determinante, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stato il ruolo dell’intermediario argentino, che avrebbe mantenuto rapporti diretti con gli uffici comunali per accelerare le pratiche e ottenere il rilascio della cittadinanza nel minor tempo possibile, evitando ai clienti le lunghe attese previste attraverso i consolati italiani all’estero.
Per gli inquirenti, il sistema avrebbe consentito di ottenere il riconoscimento della cittadinanza sulla base di un presupposto ritenuto falso, cioè una residenza solo formale e non effettiva, elemento essenziale previsto dalla normativa.
Con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, uno dei quali riguarda anche il Sindaco Alessandro Polcri, si apre ora la fase che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Si ricorda che gli avvisi notificati rappresentano un atto previsto dal codice di procedura penale e che, nei confronti di tutti gli indagati, vale il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità con sentenza irrevocabile.


















