Arezzo per Gaza interviene dopo la nomina dell’aretino Francesco Macrì alla presidenza di Leonardo S.p.A., gruppo a partecipazione statale attivo a livello globale nel settore della difesa, delle tecnologie e dei sistemi militari.
Una nomina che ha avuto ampia eco mediatica e che, secondo il movimento, “non può lasciarci indifferenti”. In una nota, Arezzo per Gaza richiama l’attenzione sulle attività internazionali dell’azienda, citando anche un recente dossier di BDS Italia, curato da Rossana De Simone, che ricostruirebbe “un mosaico di contratti, acquisizioni e forniture che collegano Leonardo alle forze armate di Israele”.
Nel documento si sottolinea come il gruppo, guidato fino a poco tempo fa da Roberto Cingolani e ora passato a Macrì, “avrebbe continuato a fornire tecnologie, componenti e sistemi d’arma all’esercito israeliano anche dopo l’inizio dell’offensiva successiva al 7 ottobre 2023 nella Striscia di Gaza”.
Da qui la presa di posizione del movimento, che affida a parole nette la propria richiesta:
«Interrompere la complicità col genocidio è possibile. Chiediamo al neopresidente di Leonardo Francesco Macrì un segnale concreto».
Nel testo viene espresso anche un auspicio legato all’identità della città:
«Ci piacerebbe che il nome di Arezzo si legasse a qualcosa di positivo e utile per l’umanità, e non solo a profitti, armi e distruzione».
L’appello entra poi nel merito politico e normativo:
«Chiediamo che il nostro Paese non armi, attraverso Leonardo S.p.A., le mani insanguinate di Netanyahu, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità».
Il movimento richiama quindi i riferimenti legislativi italiani e internazionali:
«Facciamo questo appello in nome della Costituzione del nostro Paese e della legge italiana. In particolare l’articolo 11 della Costituzione e la legge 185 del 1990 vietano l’export di armamenti verso Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, accertate dagli organismi delle Nazioni Unite».
Nel documento si citano inoltre le posizioni espresse da organismi internazionali come l’ONU e la Corte internazionale di giustizia, che – secondo Arezzo per Gaza – avrebbero documentato “l’uso indiscriminato della forza contro la popolazione palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza, e i recenti attacchi alla popolazione civile del Libano”.
A chiusura, il movimento rilancia anche una frase attribuita al ministro degli Esteri Antonio Tajani:
«Basta missili, basta droni, basta bombe atomiche: si può vivere bene anche senza».
E conclude con un appello diretto e sintetico:
«Ecco, per favore, basta».




















