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Cronaca

Anziani fragili e famiglie sole, il caso di Arezzo. La protesta di un figlio: «La burocrazia prevale sull’assistenza»

23/06/2026 19:50

AREZZO – «Mia madre ha 89 anni, è stata dichiarata totalmente non autosufficiente dalla stessa commissione sanitaria che l’ha valutata, eppure oggi è a casa senza un ricovero definitivo e con un sostegno economico di appena 107 euro al mese». È la denuncia di Michele Cozzolino, cittadino aretino che ha deciso di rendere pubblica la propria vicenda familiare per accendere i riflettori sulle difficoltà che molte famiglie incontrano nell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

La madre, affetta da un grave decadimento cognitivo, è stata valutata dall’Unità di Valutazione Multiprofessionale della Asl Toscana Sud Est. Nel verbale, riferisce Cozzolino, viene riconosciuta una condizione di totale non autosufficienza con un livello di gravità pari a 4 su una scala che arriva a 5.

«Quando ho letto quella valutazione – racconta – ero convinto che avrebbe portato a un percorso assistenziale adeguato e stabile. Invece è accaduto l’esatto contrario».

Secondo quanto riferito dal figlio, alla donna sarebbe stato concesso soltanto un inserimento temporaneo in RSA per alcuni mesi. Successivamente, dal primo aprile, sarebbe stata dimessa e riportata al domicilio.

«Ci siamo ritrovati improvvisamente soli – afferma Cozzolino – con una situazione assistenziale molto pesante da gestire e senza le risposte che ci aspettavamo dalle istituzioni».

Il nodo della vicenda riguarda i criteri che regolano l’accesso ai posti residenziali definitivi e alla copertura della quota sanitaria. Nel verbale, sostiene il cittadino aretino, verrebbero richiamati i regolamenti aziendali e i parametri utilizzati per definire le priorità nelle liste di accesso.

«Mi è stato spiegato che non sussistono i requisiti per il ricovero definitivo – spiega – e che incidono anche elementi come il numero dei figli. Ma due dei miei fratelli vivono e lavorano fuori regione. Ridurre una situazione così complessa a un calcolo numerico mi sembra profondamente ingiusto».

A pesare ulteriormente sulla famiglia sarebbe il contributo economico riconosciuto dai servizi sociali.

«Riceviamo 107 euro al mese – sottolinea Cozzolino – una cifra che non copre minimamente le spese necessarie per garantire l’assistenza di cui mia madre ha bisogno. Solo per un’assistente familiare privata per circa 30 ore settimanali i costi sono incomparabilmente superiori».

Per questo il cittadino aretino ha deciso di rivolgersi anche al Tribunale per i diritti del malato di Arezzo, che avrebbe inviato una segnalazione formale alla Direzione Generale della Asl Toscana Sud Est.

«Non sto parlando soltanto della situazione di mia madre – precisa –. Credo che il problema riguardi molte famiglie che assistono persone anziane e fragili. Ci sono cittadini che non hanno le risorse economiche per affrontare queste spese e rischiano di essere lasciati completamente soli».

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni regionali e sanitarie.

«Mi chiedo se sia accettabile che il diritto alla salute e all’assistenza venga condizionato da criteri di bilancio – conclude Cozzolino –. Gli anziani non autosufficienti non possono diventare un problema da gestire con algoritmi e parametri numerici. Hanno diritto a essere curati e protetti, e le loro famiglie meritano un sostegno concreto».

La lettera aperta di Michele.

La burocrazia contro la salute: l’odissea di un’anziana ad Arezzo e il grido di dolore delle famiglie davanti agli algoritmi della sanità.

Arezzo, giugno 2026 – Ci sono numeri che descrivono la sofferenza e numeri che, purtroppo, descrivono la freddezza della burocrazia. Nella sanità toscana, i secondi sembrano valere più dei primi.

Scrivo questa lettera aperta per raccontare la storia di mia madre, una donna di 89 anni affetta da un grave decadimento cognitivo. Ma lo faccio sapendo che la sua storia non è solo nostra: fotografa il dramma silenzioso di migliaia di famiglie nella provincia di Arezzo e in tutta la Toscana, abbandonate a se te stesse dalle istituzioni nel momento del bisogno.

Pochi mesi fa, l’Unità di Valutazione Multiprofessionale (UVM) della USL Toscana Sud-Est ha esaminato il caso di mia madre. Nel verbale ufficiale, la Commissione ha messo nero su bianco una verità inequivocabile: “Il soggetto è totalmente non autosufficiente”. Esiste una scala ufficiale di isogravità che va da 1 a 5: mia madre è stata valutata con un livello 4.

Davanti a un livello di gravità così alto, certificato dagli stessi medici e assistenti dell’azienda sanitaria, ci si aspetterebbe un intervento di assistenza solido e definitivo. La risposta della burocrazia è stata invece un paradosso istituzionale: le è stato concesso solo un inserimento temporaneo in RSA modulo base per un paio di mesi. Poi, le dimissioni. Dal 1° aprile di quest’anno, mia madre è stata riportata a casa. Da allora, il vuoto.

Il motivo di questo abbandono? Nel verbale viene scritto chiaramente che, in relazione al regolamento aziendale sulle liste di priorità e al rapporto Iso-Iaca, non sussistono i requisiti per il ricovero definitivo. Lo sblocco della quota sanitaria è negato per rigidi sbarramenti di bilancio e, paradossalmente, per una valutazione puramente matematica del numero dei figli (quattro, di cui però due vivono stabilmente fuori regione e lavorano)

Per gli algoritmi della sanità, i familiari fanno “numero” e devono farsi carico di una gestione complessa a casa, pur essendo sprovvisti della necessaria preparazione sanitaria. Nel frattempo, i servizi sociali elargiscono un contributo di appena 107,00 euro mensili. Una cifra che definire offensiva è poco, ma soprattutto un aiuto del tutto inutile rispetto alle spese reali di cui devo farmi interamente carico. Questo sussidio non copre che una minima frazione del costo necessario a garantire un’assistente familiare privata per 30 ore settimanali, indispensabile per dare la sicurezza minima a un livello 4 di gravità.

Questo non è solo lo sfogo di un figlio stremato. È una denuncia doverosa che è stata formalizzata anche grazie al Tribunale per i diritti del malato di Arezzo, il quale ha inviato una dettagliata segnalazione formale alla Direzione Generale dell’ASL Toscana sud-est

Mi chiedo, e chiedo pubblicamente a chi governa la sanità nella nostra Regione: è accettabile che il diritto alla salute e l’accesso ai livelli essenziali di assistenza (LEA) vengano sacrificati sull’altare dei bilanci aziendali? Quante famiglie, spesso con situazioni ancora più drammatiche e senza le risorse per pagare un’assistenza privata, stanno crollando sotto il peso di questa solitudine istituzionale?

Le istituzioni hanno il dovere di rispondere ai bisogni dei cittadini, non ai parametri di un foglio di calcolo. Curare e proteggere i nostri anziani non autosufficienti non è un premio in concessione a pochi fortunati, è un diritto costituzionale.

Lettera firmata: Un cittadino di Arezzo

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