Castiglion Fiorentino perde una delle sue figure più rappresentative. È scomparso oggi, all’età di 94 anni, Alberto Bruni, artista, artigiano e testimone autentico della cultura toscana. Una vita lunga e intensa, segnata dal lavoro, dal dolore e da una straordinaria capacità di trasformare la materia in memoria.
La sua storica bottega è stata per decenni un punto di riferimento, tra le prime realtà a rappresentare il commercio artistico della Toscana. Un luogo dove clienti, appassionati e curiosi si fermavano non solo per acquistare ceramiche e opere, ma per incontrare un uomo capace di raccontare storie attraverso le sue mani.
Nel 2017 il Comune di Castiglion Fiorentino gli aveva conferito il riconoscimento di cittadino benemerito, suggellando un legame profondo con la comunità.
La svolta artistica arrivò nel 1989, dopo la perdita della moglie, un dolore che segnò profondamente la sua esistenza. «È lei che mi ha sempre guidato – aveva raccontato – ancora la sogno, è stata una vera donna». Da quel momento Bruni si avvicinò con ancora più forza alla scultura, trovando nell’arte una forma di dialogo e di rinascita.
Tra le opere più emblematiche, la celebre catena in pietra serena, interamente ricavata da un unico blocco: un capolavoro tecnico e simbolico che gli valse l’appellativo di “artista che dà vita alla pietra”.
Ma Bruni non è stato solo scultore. Nella sua abitazione castiglionese, trasformata negli anni in una vera e propria casa-museo, si è dedicato anche alla pittura. Pittore naïf e autodidatta, nei suoi quadri ha raccontato la storia, le tradizioni e la civiltà contadina, diventando una sorta di divulgatore moderno della memoria rurale, capace di portare queste immagini anche oltre i confini locali.
La sua stessa vita è stata un esempio di riscatto: classe 1932, a 20 anni non sapeva né leggere né scrivere, ma con determinazione è riuscito a formarsi da autodidatta, arrivando a scrivere libri e poesie.
Il suo talento è stato riconosciuto anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, che ne ha apprezzato l’originalità e la forza espressiva.
Tra i momenti più significativi della sua carriera, l’incontro con Papa Francesco nel 2015, quando Bruni donò in Vaticano un Santo Rosario in pietra, simbolo della sua arte e della sua spiritualità.
Non sono mancate anche esperienze fuori regione, come la partecipazione a una mostra fotografica sulla longevità allestita in Sicilia, dove Bruni fu l’unico artista aretino coinvolto.
“In questa giornata iniziata con la festa del Maggio Castiglionese, mi è arrivata la notizia della scomparsa di Alberto Bruni al quale mi legava un sentimento di grande affetto, così come si può provare per un padre, per un nonno e per una persona che ti ha visto crescere.La sua vita fatta di famiglia, lavoro, passione, dedizione e ricerca continua rimarrà un esempio per tutti.Si parla di un uomo che si è fatto da solo, autodidatta, figlio della genuina povertà contadina, che ci lascia con la sua laboriosa manualità, gesti e opere che rimarranno per sempre.È stato bello conoscerti, caro Berto”.
Con la sua scomparsa se ne va non solo un artista, ma un custode di memoria, un uomo che ha saputo trasformare la fatica della vita in bellezza condivisa. A Castiglion Fiorentino resta la sua eredità, fatta di opere, racconti e di quella pietra che, grazie a lui, continuerà a parlare.





















