Due porte improvvisate, felicità all'aria aperta

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A Venezia è stata elevata la prima multa a un gruppo di bambini che giocavano a pallone in campiello Pisani. La giunta capitanata dal sindaco Luigi Brugnaro è andata oltre, ha emesso un decreto che vieta il gioco del pallone in strada.

Da ora in avanti fioccheranno multe da 25 a 500 euro. Via libera invece alle grosse navi da crociera, sempre più invadenti e pericolose. Quelli della mia generazione sono cresciuti disegnando le porte sui muri delle case con il gesso, tornando spesso a casa con le ginocchia sbucciate ma con un grande senso di libertà e felicità. Ogni volta che uno spediva il pallone sotto una macchina parcheggiata doveva infilarcisi sotto per recuperarlo. In questo caso, oltre che con le ginocchia sbucciate, si tornava dai genitori con gli indumenti sporchi d'olio. Esistevano ancora i portinai e qualcuno era anche stronzo, arrivando a sequestrare il pallone per poi bucarlo. Ma i palloni di gomma costavano poco, la passione debordante, e la sera seguente eravamo tutti nuovamente convocati sotto casa.

Il calcio è nato per strada, lo spiegò molto bene un giorno Joahn Cruijff: l'esigenza di non assaggiare l'asfalto, e quindi di restare in piedi, ti insegna l'equilibrio e il controllo della palla sui terreni accidentati e irregolari. Ad oggi posso dire che Cruijff è il calciatore più forte, potente, elegante e sontuoso che ho visto giocare. Un marziano che con l'Olanda dei primi anni Settanta cambiò per sempre il modo di pensare e vivere il calcio. Oggi in Italia, dopo l'addio al calcio di Francesco Totti, siamo in totale carenza di numeri 10, di talenti del dribbling, quei campioni che sapevano illuminare il gioco e far sognare i tifosi. Per strada non c'è più allegria, non si gioca più, i campi sportivi sono tutti quanti gestiti da società e scuole calcio: o sei uno che ha qualche numero o altrimenti devi rinunciare. In compenso imperversa il calcio virtuale, quello delle play station e degli schermi 4K. Ore e ore a spippolare sul joystick, con la certezza di andare verso il rincoglionimento inesorabile. Una volta cresciuti saranno facile preda delle slot machine, un futuro da lobotomizzati dentro le sale giochi.

Mi chiedo se i 34 mila veneziani che hanno eletto Luigi Brugnaro siano contenti di questa cervellotica ordinanza. Soprattutto mi domando se abbiano mai provato la magia di dare calci ad un Super Santos, se siano tornati a casa sudati come pulcini, pieni di graffi e di macchie di gasolio. I regolamenti comunali che oggi vietano la pratica del calcio in strada nascono a tutela della quiete pubblica. Sono diventati tutti intolleranti, un gruppo di bambini che tirano calci ad un pallone non mettono allegria, rompono semplicemente i coglioni. Quando ci provano dopo un quarto d'ora il centralino dei vigili urbani va in tilt, le pattuglie sono costrette ad intervenire e a fare il loro dovere, sollecitati dai laboriosi cittadini che pagano le tasse e ai quali quattro mocciosi non devono cacare il cazzo. A rendere il tutto più desolante c'è che anche nei parchi cittadini non si può giocare a calcio, oggi molto spesso li troviamo semivuoti, sempre meno palloni rotolano sui prati.

Restituiamo ai nostri figli quel senso di libertà, quella sana follia che noi abbiamo avuto la fortuna di vivere. C'è una frase di Maradona che fa comprendere la seduzione e l'irrazionalità di quel calcio che stiamo pian piano perdendo e del quale sentiamo sempre più nostalgia: "Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci...".

Tags: calcio Venezia Luigi Brugnaro Joahn Cruijff

Massimo Gianni

Massimo Gianni

giornalista iscritto all’Ordine dal 1988, collabora con testate giornalistiche televisive e radiofoniche.