Sono un marziano

. Inserito in #madecheseragiona

Quando in più di un’occasione, pubblica e privata, sostenevo, l’anti storicità del sistema maggioritario in Italia, dove non esistono due partiti come negli USA o in Gran Bretagna, venivo guardato come un marziano. Quando sostenevo la necessità di un ritorno al proporzionale con la preferenza, per ridare la possibilità agli elettori di scegliere e costringere i candidati a stare nei territori, ero considerato un fossile politico.

Oggi mi pare che voci ben più autorevoli della mia, vedi l’intervento di Prodi sul Corriere della Sera, pongono finalmente il tema. Mi fa piacere ma forse si è perso tempo e ormai è tardi. Ma non è tardi per altre cose. Sarò brutale: se la politica è ormai una sorta di supermercato (nobile quanto volete ma sempre un supermercato rimane) ebbene io vi dico che non s’è mai visto un supermercato che offre solo due prodotti e per di più i prodotti in vendita sono pressoché uguali. Differiscono per la confezione ma hanno lo stesso sapore. Questo è quello che sta avvenendo e la disaffezione della gente al voto lo dimostra in maniera chiara. Ciò significa che occorre ridare sapore alla politica.

Il segretario del PD afferma che i valori fondanti del suo partito sono: sostenibilità, giustizia sociale, diritti civili. Chi non è d’accordo? Tutti, compresi quelli di destra. Il tema è come si declinano questi principi. Per esempio che significato assume la giustizia sociale nel mezzo di una crisi che vede un aumento sproposito dei costi dell’energia, delle materie prime e del carrello della spesa? Come si concilia la giustizia sociale col diritto allo studio e con una sanità uguale per tutti? Perché oggi di queste cose la gente soffre. Bastano forse 200 euro l’anno di contributo per migliorare le cose? E in quanto alla sostenibilità è chiaro che questa non può esistere fino a quando continuiamo a depredare il pianeta. Si è disposti a dire a chiare note che il problema non è solo migliorare le tecnologie ma di rivedere il modello di sviluppo capitalistico che non funziona su scala mondiale?

E sul tema dei diritti siamo sicuri che basti enunciare quattro parole d’ordine? Oppure le difficoltà che si incontrano su questo terreno hanno radici che andrebbero comprese, anche quando non ci piacciono? Se le periferie votano a destra non è solo un problema economico, forse c’entrano anche i temi della sicurezza, del degrado, dell’allentamento dei rapporti sociali.
Per questo sarebbe giusto, necessario e doveroso non solo pensare a una riforma elettorale, ma anche a una trasformazione di stile, di contenuti, financo del modo di essere di chi fa politica. Basta buffoni, basta clown, basta selfisti di professione a destra e a sinistra. Ci vuole sobrietà, studio, prossimità e soprattutto far vedere che la classe politica, a ogni livello, lavora per il bene comune e non per promuovere sé stessa. E con questo vi saluto.

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.