Dopo le elezioni in Toscana pane azzimo e erbe amare

. Inserito in #madecheseragiona

Adoro la libertà di poter dire quello che penso. Oggi leggo commenti infervorati rispetto al risultato delle amministrative. Ancor prima di insediarsi il sindaco Tommasi è diventato un’icona, tra un po' mi aspetto l’incensamento del sindaco di Lodi e di quella di Piacenza. Tutti belli, giovani e pimpanti.

La sinistra è facile agli innamoramenti focosi ma brevi. Ci si abbandona al nettare della vittoria, dimenticando che ogni comune ha una storia a sé e che, a Verona, c’è stato un suicidio politico della destra.
Tuttavia è giusto festeggiare, perché i numeri dicono che il centro sinistra ai ballottaggi ha vinto, così come al primo turno la destra era andata meglio.
Un dato è certo, sia al primo che al secondo turno, la partecipazione al voto è stata scarsa e questo non è un bel segnale. È la prova che la maggioranza degli elettori ne ha le tasche piene di una politica che sul quadro nazionale decide quasi niente mentre, nelle amministrazioni locali, in molti casi, non si riesce a distinguere il nero dal rosso.
Però, al di là degli errori, talvolta pacchiani degli avversari, è pur vero che conquistare Verona, Piacenza e Catanzaro per il centrosinistra è un bel tonico. Peccato che tutte le città che ho citato siano lontane da Arezzo e dalla Toscana.
Eh sì cari amici, se guardiamo in casa nostra, non credo che il centro sinistra possa ritenersi soddisfatto.
In questa regione, un tempo fucina “rossa” di idee e passioni, ben 7 sono i comuni capoluogo amministrati dalla destra.
Tutto questo avrebbe dovuto quanto meno suscitare un sommovimento da parte di chi detiene le leve del potere politico in questa regione. Il pisano Galileo avrebbe detto “eppur si muove” e invece non si muove niente.
Lo confesso, ho una pura tremenda, quella che si applichi in Toscana una sorta di negazionismo rovesciato: giacché non c'è alcun problema, non serve nemmeno una soluzione e tutto si riduce a fatti locali, situazioni contingenti, dove non esiste colpa, ergo non esiste espiazione.
Badate bene, questa non è una forma di eutanasia politica è peggio, è molto peggio. È un modo per autoconservarsi, perché ammettere che esiste un problema nella sinistra toscana e in particolare nel PD, vuol dire mettere in discussione progetti politici, aspettative personali, significa scardinare le serrature del potere e ripulire il tempio dai mercanti.
La Toscana è molto cambiata culturalmente, economicamente, socialmente ma questo non significa che tutto si possa puntellare attraverso le leve del governo. Fino ad alcuni anni fa la Toscana era un “laboratorio politico”, oggi appare malata di tecnicismo e burocrazia, di selfismo e protagonismo. Si esulti pure dunque per Verona ma io vorrei gioire anche per Arezzo, Siena, Grosseto, Pistoia, Pisa, Massa e Lucca e invece mi tocca mangiare pane azzimo e erbe amare.

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Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.