Assalto alla CGIL, dopo 100 anni stesso copione di una commedia diversa

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L’assalto alla sede della CGIL a Roma, le violenze contro la polizia, l’irruzione in un pronto soccorso sono fatti gravissimi. Nondimeno, se si vuol fare politica e non cronaca, bisogna capire come sia potuto accadere che dopo 100 anni si riproponga lo stesso copione per una commedia diversa. Nel 1921 si assalivano le Camere del lavoro, oggi la sede della CGIL e un ospedale.

Tuttavia io non credo che la storia possa ripetersi nella stessa maniera e nelle stesse forme, per questo, quando sento parlare di ritorno dello squadrismo divento dubbioso: i metodi sono quelli, ma manca qualcosa.
Il fascismo, volenti o nolenti, fu un fenomeno di massa. Oggi, le persone che hanno assaltato la sede della CGIL, godono del sostegno di pochi. Epperò non sono nemmeno cani sciolti, delineandosi come la frangia violenta di un movimento di protesta, quello dei no-vax e contro i green-pass, capace di mettere assieme tante persone. Ma può un movimento contro i vaccini raccogliere migliaia di manifestanti?
All’apparenza sì, ma la ragione mi dice che non può essere solo quello. Perciò sarebbe colpevole non comprendere gli umori che smuovono le piazze. C’è stato un momento in cui la pandemia sembrava aver azzerato ogni altra preoccupazione ma oggi, che ci avviamo lentamente alla normalità, ecco che gli effetti negativi del COVID 19 si saldano con la crisi economica, con la ripresa dell’immigrazione incontrollata, con la caduta dei redditi e con un senso diffuso di instabilità. Perché non basta la ripresa del PIL se a questa non s’accompagna un aumento dell’occupazione.
Il tema dunque non sono solo le formazioni estremiste, che strumentalizzano rabbia e disagio. La materia è più complessa e riguarda, per così dire, le origini del male. Due sono le radici di cui si nutre l’albero della protesta: il disagio economico, che ingenera malessere sociale e l’ignoranza che trascina con se l’assenza di memoria. L’Italia è un paese terribilmente smemorato. Eppure i ricordi sono fondamentali, rappresentano l’essenza del passato e prefigurano il divenire.
Senza ricordi non v’è nemmeno possibilità di confronto e senza raffronti si perde la coscienza critica ed allora arriva la notte nera dove tutte le vacche sono nere.
Se si mette assieme disagio sociale e perdita di memoria, si costruiscono le premesse per quello che Umberto Eco chiamava il “fascismo eterno”, perché l'Ur-Fascismo, come lo definiva lui, promuove l'ignoranza e disprezza il ragionamento, guarda caso tutte caratteristiche riscontrabili nei talk-show e nei social media che attualmente sembrano guidare l’opinione comune.
Ecco dunque che quanto accaduto a Roma assume ben altro spessore. Non è il solito attacco squadrista è molto peggio. Il problema non sono solo quei cinquanta che hanno dato l’assalto alla sede della CGIL, il problema è un paese dove il malessere sociale si tocca con mano, dove il precariato aumenta, dove il futuro è incerto e il presente plumbeo, dove la politica ha lasciato il passo alla tecnocrazia.
In ogni caso, per come la vedo io, non c’è pericolo di rivoluzione, c’è il pericolo della rassegnazione, quella che alle ultime elezioni ha lasciato a casa dalle nostre parti due terzi dell’elettorato.

Credito fotografico: Fanpage

Tags: CGIL assalto

Paolo Brandi

Paolo Brandi

Laureato in filosofia a Pisa e in storia a Siena. Amante dei cani, dell'Inter e della Sicilia. Fin da piccolo impegnato in politica ma col tempo ha assunto un atteggiamento più contemplativo.