Contratto di solidarietà Fimer, è spaccatura sindacale

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Spaccatura nelle organizzazioni sindacali: la CGIL e la Uilm-Uil firmano la proroga del contratto di solidarietà in scadenza, non altrettanto la Fim-Cisl. La CGIL: "Da noi atto di responsabilità verso le famiglie". La Uilm-Uil: "Mancata unità indebolisce il fronte sindacale". Fim-Cisl: "Non ci sono garanzie".

Nella giornata di venerdì 10 Giugno presso la sede dell’unità di crisi della Regione Toscana, in modalità remoto, si è tenuto l’incontro tra le organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, RSU, Fimer, Regione Toscana e amministrazione comunale di Terranuova Bracciolini, richiesto dalle Organizzazioni sindacali e finalizzato al raggiungimento di un accordo sindacale per prorogare l’ammortizzatore sociale, in quanto il precedente era scaduto in data 08.06.2022. 

CGIL: "le ragioni della nostra firma all’accordo di proroga"

"Lo spirito che ha animato ogni nostra azione sindacale, nel corso di tutta la discussione protrattasi per più giorni in sede aziendale - spiegano dal sindacato CGIL - è stato sempre solo ed esclusivamente uno: dotare i lavoratori e le loro famiglie della copertura dell’ammortizzatore sociale migliore possibile nel contesto dato e il più resistente possibile nei vari ipotetici scenari (approvazione del Concordato, amministrazione straordinaria, fallimento) che potrebbero prefigurarsi alla scadenza del termine della proroga concessa dal Tribunale all’azienda. Teniamo a precisare, che la solidarietà è l’unico strumento tra gli ammortizzatori sociali che ha come requisito fondamentale l’accordo sindacale e che prevede per legge un minimo di ore (10%) che debbano essere obbligatoriamente lavorate. A fronte della discussione con l’azienda abbiamo sancito nel verbale di accordo, che la percentuale minima delle ore garantite lavorabili sia del 20% oltre che l’anticipo da parte dell’azienda ai lavoratori, del trattamento economico del CDS alle normali scadenze di paga. Aspetto quest’ultimo non secondario, dato che come tutti purtroppo sanno, i tempi tecnici di pagamento dell’Inps non sono brevi.

Nel caso in cui nessuna Organizzazione sindacale si fosse resa disponibile a sottoscrivere l’accordo di proroga del CDS, l’azienda avrebbe potuto tranquillamente decidere di adottare un altro strumento di ammortizzatore sociale ministeriale, che non prevede accordo con le OO.SS. e che avrebbe consentito (nell’ottica della massima riduzione delle uscite) alla stessa, di poter tenere gran parte delle maestranze a zero ore lavorative, con il concreto rischio di non avere garantito l’anticipo del trattamento economico. Appare evidente che nel bilancio di una famiglia alla fine del mese avere l’anticipo del trattamento economico sia di vitale importanza e riteniamo che non occorra essere dei brillanti matematici per affermare che tra essere collocato fisso in cassa integrazione o lavorare almeno il 20% delle ore lavorabili ci sia un’enorme differenza per un lavoratore salariato che per vivere deve lavorare. Consapevoli dei rischi che con il nostro operato, avremmo potuto far correre ai lavoratori della Fimer e alle loro famiglie, come Fiom-Cgil ci siamo assunti la responsabilità di sottoscrivere l’accordo di proroga del Contratto Di Solidarietà. Se tale scelta è da considerarsi una colpa, ebbene siamo colpevoli e lo rivendichiamo a testa alta. A nostro avviso le battaglie e gli scontri con l’azienda devono avvenire nelle sedi opportune, siano esse sedi aziendali, istituzionali, piuttosto che in tutte le iniziative di mobilitazione che abbiamo sempre promosso finora e che promuoveremo in seguito. Riteniamo un errore enorme mischiare le sedi nelle quali scontrarsi con un’azienda alla quale, non abbiamo mai fatto sconti e sul cui operato e affidabilità, non abbiamo mai perso occasione di esternare pubblicamente tutta la nostra contrarietà.

Perché una cosa sono i legittimi e doverosi scontri sindacali con l’azienda, cosa del tutto diversa invece, è la garanzia della tutela di sussistenza economica delle persone che rappresentiamo e delle loro famiglie. Tali argomenti non possono e non devono assolutamente mai diventare terreni di scontro quando nel mezzo ci sono le persone. Riteniamo inoltre, la rottura dell’unità sindacale su questo argomento, una sciagura che non porta altro risultato se non quello di indebolire il fronte sindacale nel momento più drammatico di questa lunga vertenza, che ci ha visti sempre compatti con l’apporto delle istituzioni a tutti i livelli. Le scelte, quando si tratta di autonomia sindacale sono sempre assolutamente legittime, e pertanto noi rispettiamo le decisioni che altre sigle sindacali hanno compiuto, ma allo stesso tempo non possiamo esimerci dall’esprimere tutta la nostra amarezza e che non le condividiamo".

UILM-UIL: "mantenere posti di lavoro, necessaria la proroga del contratto di solidarietà"

“Nel Valdarno si sono già persi troppi posti di lavoro. Adesso basta. La UILM si è prefissata l’obiettivo di fare tutto quello che è in nostro potere per percorrere la strada migliore per evitare un ulteriore dramma sociale ed utilizzare a tale scopo tutti gli strumenti più idonei ed utili affinché ciò non accada nuovamente. La ex PowerOne di Terranuova Bracciolini, oggi Fimer, ed i lavoratori che la compongono e che ne sono il cuore e l’anima deve continuare ad essere una realtà importante e di prospettiva industriale, occupazionale, sociale per tutto il Valdarno e per l’intero sistema economico del Paese Italia. Ed per fare ciò la UILM continua ad agire affinché il concordato preventivo vada in porto, onde evitare drammatici scenari che potrebbero portare alla chiusura dell’azienda e rischiare di conseguenza la perdita di ulteriori centinaia e centinaia di posti di lavoro”.

“Affinché il concordato però possa rimanere in piedi, la legge fallimentare richiede 2 condizioni fondamentali: che in questo lungo periodo prima della decisione del Tribunale di accoglimento della proposta di concordato l’azienda non spenda più soldi di quelli che ha a disposizione (di qui l’acquisto di pochi materiali e delle poche ore di lavoro nonostante i moltissimi ordini da evadere, produrre e fatturare); che entro la proroga di 60 giorni concessa dal Tribunale venga asseverato e presentato un piano concordatario di risanamento del debito e rilancio dell’attività industriale attraverso un’ingente immissione di liquidità (ed affinché questo accada è auspicabile che in questi giorni arrivino le offerte vincolanti da parte di quei soggetti interessati ad investire nella Fimer, perché riteniamo, unitariamente, che un’immissione strutturare attraverso una ricapitalizzazione della Società sia un intervento più strutturale e di solidità e garanzia futura rispetto ad una linea di credito o prestito che dovesse essere concesso da un istituto di credito bancario o finanziario che sia)”.

“Ovvio che come UILM vorremmo che i lavoratori possano essere tutti a lavorare al 100 %, ma per mantenere in piedi l’obiettivo del concordato dobbiamo sottostare alla legge fallimentare. Dunque è un nostro dovere, della UILM, e fino all’ultima assemblea e richiesta unitaria formulata nell’incontro al MiSE anche degli altri sindacati, sottoscrivere quanto prima un ammortizzatore sociale a copertura delle ore di non lavoro onde evitare che l’azienda tenga a casa i lavoratori senza stipendio, e magari per tutto il mese di giugno ma anche per i mesi successivi, visto che anche in caso di concessione del concordato la legge fallimentare ed i principi di equilibrio entrate/uscite che lo regolano sono i medesimi. La Società, ma è molto poco probabile, per non lasciare le persone senza nessuna copertura economica potrebbe anche riconoscere lo stipendio anche per le ore non lavorate o integrare parzialmente lo stipendio, ma ciò ne decreterebbe, sempre secondo la legge fallimentare, la non concessione del concordato e la conseguente dichiarazione di fallimento e, non avendo in corso neppure un ammortizzatore che ne evidenzi la continuità seppur parziale dell’attività industriale, il Curatore potrebbe non subentrare nei rapporti di lavoro e licenziare di fatto l’interezza dei lavoratori”.

“Dunque, la UILM ritiene fermamente che la proroga del Contratto di Solidarietà era ed è estremamente necessaria affinché venga mantenuta in piedi la prospettiva della continuità industriale ed occupazionale attraverso il concordato e darsi il tempo necessario affinché possano arrivare una o più offerta vincolante. Offerte che in caso di fallimento non ci sarebbero, se non attraverso un’asta competitiva e dopo una lunga procedura fallimentare. Il Contratto di Solidarietà, seppur peggiorato dalle ultime modifiche apportate nella Legge di bilancio di dicembre, oltre a garantire una copertura economica per le ore non lavorate, ne stabilisce che nessun lavoratore o lavoratrice possa essere messo a casa senza mai lavorare (la legge prevede che tutti devono lavorare almeno un 10% , ma nell’accordo abbiamo ottenuto invece che la percentuale massima di non lavoro non sia il 90% di legge, ma l’ 80%, di modo da garantire per tutti di lavorare almeno un giorno di media a settimana ed evitare che l’azienda metta qualche lavoratore a casa fisso). Inoltre abbiamo messo un vincolo che, vista la continua uscita di lavoratori, i carichi di lavoro siamo ridistribuiti tra gli altri lavoratori andando a ridurre di fatto le ore di non lavoro e che solo nel caso on cui non vi siano all’interno dell’azienda le competenze necessarie, dopo esame congiunto con la RSU, l’azienda potrà assumere le persone che servono a portare avanti l’attività (vedi ad esempio come è già successo per l’ufficio del personale)”.

“La UILM ritiene dunque che la sottoscrizione della proroga del Contratto di Solidarietà sia assolutamente la sola scelta possibile per: dare copertura economica ai lavoratori, garantire un minimo di rotazione e di lavoro e dunque di stipendio da qui a febbraio 2023, dare il tempo alle offerte vincolanti di arrivare ed essere da noi conosciute al tavolo del MiSE, avere uno strumento che scavalli il mese di giugno (non a caso lo abbiamo pensato con scadenza al 28 febbraio 2023) e che ne possa sottolineare la continuità industriale ed occupazionale anche in caso il Tribunale non conceda il concordato e debba decidere per l’esercizio provvisorio, scongiurare il più possibile una decisione di non subentrare nei rapporti di lavoro in caso non venga concesso il concordato (opzione prevista e suggerita dalla legge fallimentare)”.

La Uilm conclude: “A fronte di tutto ciò la UILM reputa che tutte le scelte unitarie e di sintesi tra le varie sfaccettature e posizioni autonome di ogni sindacato fatte unitariamente fino ad oggi siano state le migliori possibili, e la non unitarietà nella necessità o meno della sottoscrizione di uno strumento a tutela e salvaguardia del salario dei lavoratori e della tenuta del concordato ci indebolirà sicuramente nel proseguo della vertenza”.

FIM-CISL: "chi non lotta ha già perso"

“No al contratto di solidarietà senza garanzie di prospettive, con il rischio che l’azienda lo utilizzi per risolvere i propri problemi a scapito dei lavoratori”. La Fim Cisl ha deciso di non firmare il contratto di solidarietà per i lavoratori della Fimer di Terranuova, illustrando le motivazioni: “La solidarietà è l’unico ammortizzatore sociale che richiede un accordo sindacale obbligatorio.  Avevamo un’arma, Potevamo lottare insieme per ottenere garanzie e impegni vincolanti. Potevamo scegliere tutti insieme di non firmare scuotendo la proprietà, non concedendo più tempo, obbligandoli a scoprire i propri piani e facendo arrivare loro un messaggio chiaro. Basta giocare con la dignità delle persone. E invece nessuna di queste richieste è stata accolta. In una corsa contro il tempo, a 20 giorni dallo scadere della procedura concorsuale, i lavoratori della Fim erano pronti a scegliere garanzie per il proprio futuro, rinunciando, se non ci fossero state, ad un ammortizzatore sociale ma obbligando tutti il secondo dopo (ministero, tribunale, proprietà, investitore) a dover rispondere ad una sola domanda: e ora che si fa? Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso”.

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