G8 di Genova, a vent'anni dalla morte di Giuliani: Il racconto diventa tragedia classica Ar24Tv

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Martedì 20 luglio a Palazzo Aloigi Luzzi a Sansepolcro, esattamente nel giorno della morte di Carlo Giuliani, 20 anni dopo, è andato in scena GiOtto – studio per una tragedia, di e con Giuseppe Provinzano.

Almeno 5 minuti di applausi. È così forte l'impatto emotivo di GiOtto-studio per una tragedia sul pubblico. Le voci del "coro" sembrano continuare a risuonare nella stanza, anche a spettacolo finito.

 

Arezzo24 ha lasciato che fosse Giuseppe Provinzano a spiegare ai lettori che cosa vuole rappresentare GiOtto.

Uno spettacolo molto forte in ricordo dei fatti di Genova. Puoi raccontarci in due parole questo spettacolo?

In questo spettacolo noi proviamo ad andare un po' oltre il racconto della cronaca di quello che è successo e tentiamo di mettere il primo tassello perché questa storia diventi una storia universale, una tragedia.

Il racconto è strutturato con le leggi aristoteliche della tragedia greca che combaciano perfettamente. C'è un prologo che racconta l'inizio, la preparazione del G8. Ci sono gli episodi, un messaggero che narra tutto quello che noi abbiamo visto. Questo riesce a fare in modo in che questa storia non venga dimenticata, come le tragedie che noi oggi rappresentiamo.

È importante parlarne perché nel 2001 si è sospesa la democrazia in Italia per tre giorni, forse qualche cosa di più. E perché in quei giorni è stato preso un bivio importante per il ventunesimo secolo, è stata impostata la direzione del ventunesimo secolo e dopo vent'anni forse fare un bilancio, ricordando quello che è successo, è la cosa giusta da fare.

Un attore unico per uno spettacolo che racconta moltissime persone. Sei riuscito a rappresentare tutte le parti coinvolte, come ti sei preparato, qual era il messaggio che voleva passare anche quando indossavi le "stellette"?

Fedelmente anche alla struttura della tragedia, che prevede che ci sia una tesi e un'antitesi, avevo bisogno che parlasse l'altra parte. Era necessario che parlasse per sentire le sue ragioni. Era giusto sentire i motivi del cattivo o di chi lo rappresentava.

In questo caso facciamo parlare un celerino e un Black bloc. Nessuno dei due rappresenta tutti quanti ma un solo tipo: cioè chi era in prima linea e chi era in prima linea dall'altra parte. Tutte e due le parti vittime in qualche modo del sistema G8.

Io personalmente da che parte sto? Hai visto come si conclude lo spettacolo, io indosso gli abiti di Carlo. È questa la parte in cui mi sento perché io sono stato a Genova 20 anni fa. Avevo 19 anni, sono stato molto incosciente e io potevo essere Carlo. Carlo poteva essere qualsiasi ragazzo. Non era un violento, non era un manifestante particolarmente addetto a episodi di chissà che tipo. Era nel posto sbagliato nel momento sbagliato e quello è stato un omicidio di Stato. È morto un ragazzo che potevo essere io.

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