"Nei miei okki", Tania Ferrucci vince il Premio Pieve Saverio Tutino

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L’autobiografia di Tania Ferrucci Nei miei okki, racconto di una vita difficile, storia di una donna che ha avuto la determinazione e il coraggio di ribellarsi a un destino in cui non si è riconosciuta, di rivendicare  il suo diritto all’amore e la sua identità femminile

Tania Ferrucci ci consegna una storia autobiografica di denuncia, scritta con piglio audace e rivendicativo, chiamando a testimone più volte il lettore e interrogandone la coscienza. Tania è nata nei bassifondi di Napoli nel 1960 in una famiglia disastrata. Il suo corpo è quello di un maschio, anche se fin da piccola si sente “bambina dentro”. Conosce presto la violenza, finisce in orfanotrofio e a tredici anni inizia a prostituirsi per sopravvivere e guadagnare i soldi che le serviranno per realizzare il suo sogno, la costosa operazione di cambio di sesso, che farà a ventisei anni. Diventa una bellissima donna e lavora come ragazza immagine nelle discoteche. Qui incontra alcol e droghe, a cui non sa sottrarsi, ma anche ricchezza e macchine potenti. È ammirata da molti, ma non trova mai risposta al suo più profondo desiderio: quello di conoscere “l’amorevitamia”, un uomo che la ami incondizionatamente. A trentanove anni, nel 1999, entra nelle comunità Saman dove comincia un percorso di disintossicazione e recupero che finirà nel 2010. Da ospite diventa collaboratrice della comunità, per cui lavora ancora oggi. 

Il coraggio di ripercorrere la sua storia placa, in parte, gli interrogativi ai quali non darà mai risposta: perché è diversa, come si fa ad essere amati, perché la madre è stata così indifferente e feroce con lei. Trova nella scrittura un riscatto che dà senso al suo passato.

Nei miei okki diventerà un libro della collana dedicata all’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano per l’editore Terre di mezzo (2021).

Quest’anno, inoltre, la Giuria del Premio Pieve assegna la menzione speciale all’autobiografia Il sale della vita di Anna De Simone.

La cerimonia di premiazione del 36° Premio Pieve sarà trasmessa in differita mercoledì 23 settembre da Rai Radio3.

La motivazione della Giuria nazionale del Premio Pieve

Tania Ferrucci (Napoli, 1960) nasce bambino nei bassifondi di Napoli, nel 1960, sogna a occhi aperti: sogna la libertà, fuggire via dalla miseria in cui vive, dalle violenze che di lì a poco, a soli 7 anni, subisce da uno dei tanti uomini che frequentano la casa della madre prostituta. Quel bambino violentato finisce in collegio, poi per strada a chiedere l’elemosina. Ovunque continua a subire. Quel bambino sin da piccolo si sente diverso, e presto comprende la sua natura. Diventa una fanciulla di nome Tania, che a 13 anni inizia a vendere il proprio corpo per sopravvivere. Tania per molti anni vive tra Napoli, Roma, Firenze, e altre province del centro Italia. Si sottopone all’intervento di vaginoplastica, corona il sogno di avere un corpo femminile. È desiderata da molti clienti, ma non troverà mai un uomo che la ami. Abusa di alcol e droghe, dall’età di 39 anni entra e esce dalle case di recupero, fino a concludere il percorso di disintossicazione nel 2005. Nella sua vita difficile conosce anche l’esperienza del carcere, e la morte prematura di un fratello con il quale era riuscita a riallacciare i rapporti. Trova riscatto nel lavoro, come assistente sanitaria e segretaria, finalmente libera dalle dipendenze.

Brani dal diario I miei okki di Tania Ferrucci

Ricordo che avevo 5anni e nelle vicinanze dell’asilo proprio fuori la scuola c’era 1signore che faceva fare dei giri su 1maestosa barca che spingeva su e giù prendendosi 30lire a giro, che bella era, sembrava la barca di Noè maestosa lunga un 7 metri e larga 4metri! Ricordo che gli dicevo signore più in alto fino al cielo blù fino al sole e più su dai dai, e lui ricordo con 1 sorriso mi rispondeva basta dove vuoi; arrivare nello spazio? E io si si si voglio volare voglio andare via da qui! Ma dopo 5minuti finiva quel sogno solo mio e che nessuno sapeva quello di scappare già a 5 anni il più lontano possibile ma era solo 1intuizione infantile istintiva che provavo dentro senza ancora sapere cosa quale crudele destino mi aspettava?

(…) Il predatore incominciò a toccarmi a dire dai non ti muovere che dopo ti porto alle giostre e ti compro tanti giocattoli. All’improvviso come 1 iena mi prese con forza gridavo strillavo ma lui mi mise la mano davanti alla bocca e 1 altra sul ventre tirandomi all’indietro e con furia mi abbasso il pantaloncino quasi a strapparmelo.

(…) Col tempo diventavo sempre 1na metamorfosi al femminile come il bruco e la farfalla come il brutto anatroccolo trasformato in 1 bella fanciulla!

 (…) E guardo la mia nuova vita con serenita tutto cio che e di buono di puro di sincero di vero di amore cio che ho sempre desiderato di avere nei miei okki fino alla fine dei miei giorni grazie vitamia.

(…) la sera mi trovai proprio vicino al COLOSSEO ero affamata e senza un soldo e il gruppo di ragazzi che battevano erano già all’azione, e mi dissero se ti vuoi guadagnare i soldi sappi che questo e il nostro posto e se vuoi stare qui ti spieghiamo come devi fare x andare con i clienti e dove portarli con l’auto, e cosi fu stavo per intraprendere il mio triste destino.

Il cuore mi batteva avevo gli occhi spalancati ero ad un angolo proprio lì avanti al colosseo; una marea di auto che giravano giravano e più di una Volta le stesse macchine uomini dentro di ogni età! Chi a casa poteva avere fratelli sorelle chi era padre magari di figli della mia età o meno, o chi era zio con nipote della mia età o meno e chi ancor di più era nonno a casa con nipoti della mia età o meno! E mentre i miei occhi scrutavano ogni viso e i loro sguardi mi si avvicino il primo cliente; aveva fatto più di un giro aveva un’opel appia età sui 50 distinto ma non rozzo; mi guardo come se fossi un frutto prelibato da mangiare, mi disse sei nuovo io si lui quanti anni ai io 16anni ma il porco aveva intuito Che non era così che ero più piccolo, lo si vedeva dai suoi occhi rossi perversi che mi voleva avere. Mentre io anche se pur sempre nella mia ingenuità pensavo speriamo che mi paga bene!!

Mi fece cenno di salire poi disse quanto ti prendi io a dire il vero non ci volevo stare e per far sì che mi facesse scendere dissi 100mila lire anticipate, ma che, il tipo non si sbalordì e mettendo le mani in tasca poteva avere un milione mi diede le 100.

Mentre ci accingevamo sul posto dicendomi che fa? Io risposi ingenuamente non lo so

Il cliente porco incomincio a toccarmi a mettermi le mani sulle gambe io; mi irriggidivo ma lui niente mentre mi fissava con la Bava agli occhi disse e la prima volta? Ma io risposi no e che ho mal di testa.

Arrivati sul posto potevano essere le 22 di sera era buio e li fermati con la macchina nascosti tra gli alberi non vi dico la paura che potesse arrivare la polizia o che il cliente poteva essere un serial killer

E mentre le sue mani mi toccavano quasi arrivando all’inguine incominciai a sudare lui diceva dai che ti faccio un bel regalo perché non ti abbassi i pantaloncini ma con la mia vocina piccola un po, da tono bambino e un po da tono aggressivo risposi no no no i pantaloncini non li abbasso!!

E lui senza scoraggiarsi e senza provare ribrezzo x se stesso caccio il pene fuori e dissi e adesso mi mi fai una sega su dai dammi la manina; gli porsi la mano sinistra e feci l’atto con il viso girato dall’altra parte guardando fuori dal finestrino così presto che lui se la godeva da schifo!!!! 13 anni a quella età il mio primo cliente a roma sul marciapide del colosseo

Motivazione della menzione speciale

La giuria segnala con menzione speciale la vicenda intensa e dolorosa di Anna De Simone. La qualità e la forza della scrittura di questa autobiografia, in cui l’autrice non fa sconti e non chiede comprensione, rispecchiano un percorso di maturazione e di profonda conoscenza di sé e del suo mondo emozionale e affettivo. Anna ha perso la voce a causa di una malattia, queste pagine sono oggi il suo unico mezzo per raccontarsi. 

Anna De Simone decide di raccontarsi, alla soglia dei 65 anni, in un’autobiografia in cui i ricordi delle violenze e delle privazioni si rincorrono e si sovrappongono in una scrittura a tratti caotica, a tratti lucidissima. La sua storia comincia in un paesino dell’Abruzzo, Massa D’Albe, dove nel 1954 Anna nasce all’interno di una famiglia disastrata: cresce in un brefotrofio, a otto anni torna a vivere a casa ma subisce una violenza sessuale da parte del nuovo compagno della madre. Viene mandata via di casa a lavorare come donna di servizio presso varie famiglie nella sua regione, poi a Roma e in Svizzera. Fughe continue, trascorre periodi vivendo per strada, a Roma, finché non viene rinchiusa di nuovo in un istituto governato dalle suore dove trascorre anni tra umiliazioni e repressione, prima di riguadagnare un’illusione di libertà. Rimane incinta, sola con un figlio in arrivo che vuole tenere e problemi economici insormontabili da affrontare.

Sul Premio Pieve 2020

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione