Camera di Commercio e Consulta Provinciale Orafa: "Il Governo corregga il Decreto Rilancio"

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Parte da Arezzo la pressante richiesta di modifica dell'art.25 del decreto legge "Rilancio" (D.L. 19 maggio 2020, n. 34 "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19"), norma introdotta dal Governo per sostenere la liquidità delle imprese che, se recepita in sede di conversione nella sua originale stesura, impedirebbe di fatto alle imprese del settore di poter usufruire dei contributi previsti.

"La Camera di Commercio di Arezzo-Siena", spiega Massimo Guasconi, presidente dell'Ente, "assieme alla Consulta provinciale orafa ha incontrato i rappresentanti istituzionali del territorio per sollecitare il loro intervento a correzione dell'effetto distorsivo che la sopravvalutazione del prezzo dell'oro comporta ai meccanismi di aiuto previsti dall'art. 25 del decreto legge 'Rilancio'".

"Un articolo che  prevede contributi a fondo perduto per le imprese fino ad un massimo di 5 milioni di fatturato. La richiesta che rivolgiamo al Governo, per tutelare il sistema della gioielleria ed oreficeria italiana, è che i fatturati da prendere a riferimento siano computati al netto del valore della materia prima, che nel caso dell'oro e degli altri metalli preziosi, fa lievitare enormemente le cifre. Senza un intervento correttivo in tal senso nessuna azienda del comparto gioielleria-oreficeria potrebbe accedere ai contributi, mentre sterilizzando la parte di fatturato relativa alla materia prima e computando solo il valore aggiunto della produzione almeno il 50% delle imprese avrebbe la possibilità di usufruire degli aiuti.

Abbiamo coinvolto in questa azione di sensibilizzazione le associazioni di rappresentanza del settore che compongono la consulta orafa. Si tratta di un intervento che vuole tutelare uno dei settori più strategici per il nostro territorio e che segue alcune iniziative intraprese nelle scorse settimane dalla Camera di Commercio per sostenere le attività fieristiche del comparto. Da parte dei parlamentari, dei consiglieri regionali, del prefetto e del sindaco di Arezzo, ai quali va il nostro più sentito ringraziamento, abbiamo avuto un importante sostegno e l'impegno per un intervento immediato presso i ministeri competenti".

"Sosteniamo con estrema convinzione", evidenzia il segretario generale della Camera di Commercio Marco Randellini, "questa richiesta di correzione del decreto 'Sviluppo' proprio perché, anche alla luce dei dati export del primo trimestre, la situazione del comparto è particolarmente allarmante".

"Le esportazioni nazionali dei prodotti di gioielleria ed oreficeria accusano infatti nei primi tre mesi dell'anno una flessione del 12%, scendendo sotto la soglia di 1,4 miliardi di euro. Il periodo considerato è interessato solo parzialmente dalle conseguenze del lockdown  Se analizziamo o i dati di marzo, disponibili solo a livello nazionale, si vede chiaramente che l'impatto della crisi è stato pesante: le esportazioni sono infatti crollate del 46%, quasi dimezzandosi rispetto al marzo del 2019. A livello territoriale, purtroppo, sono disponibili solo i dati trimestrali ma, plausibilmente, si può affermare con buona approssimazione che tale tendenza abbia interessato i tre principali distretti produttivi nazionali che, insieme, rappresentano circa i tre quarti dell'export nazionale di settore.

Il dato trimestrale, comunque, ci dà un'idea delle difficoltà che già prima dell'emergenza COVID-19 il settore si era trovato a fronteggiare a causa della debolezza della domanda mondiale ed in particolare dell'impennata ai massimi storici del prezzo dell'oro: la quotazioni del metallo prezioso nel primo trimestre del 2020 hanno registrato una crescita significativa del 25%, che è andata ad incrementare la tendenza rialzista avviata già dalla fine del 2018 e che ha portato il prezzo per oncia dell'oro da poco più di mille euro ad oltre i 1.600 raggiunti ad inizio maggio. Quindi, se il fatturato estero si è contratto senza eccezioni, nonostante il valore delle vendite sia stato spinto decisamente in alto dal valore del metallo, vuol dire che la battuta d'arresto produttiva è stata molto più pesante di quanto ci indichino i dati delle esportazioni.

Le aspettative per il secondo trimestre non possono che essere preoccupanti, considerata la chiusura completa del mese di aprile ed il difficile riavvio dal mese di maggio. Riavvio trainato in prevalenza dall'evasione degli ordini sospesi a causa del lockdown. Del resto la domanda mondiale resta debole per una concomitanza di fattori, fra i quali possiamo citare la persistenza del prezzo dell'oro su livelli elevati, il diffuso clima di incertezza e preoccupazione che non aiuta certo le scelte di acquisto, i problemi di liquidità che, pur essendo comuni a tutti i settori economici, assumono particolare rilievo nel caso del comparto orafo per l'elevato valore della materia prima utilizzata. Tornando ad analizzare il valore complessivo delle esportazioni della provincia di Arezzo nel primo trimestre 2020 assistiamo ad una crescita complessiva di oltre 540 milioni di euro (+28,3% in termini percentuali) rispetto allo stesso periodo del 2019, con un valore complessivo di oltre 2,4 miliardi di euro. Il saldo commerciale presenta un avanzo di quasi 890 milioni di euro.

Esaminando in dettaglio le varie voci dell'export aretino si scopre, infatti, che il risultato complessivo è stato pesantemente condizionato dalla voce più rilevante: i metalli preziosi che nei primi tre mesi del 2020 hanno registrato una crescita delle vendite all'estero quasi raddoppiata rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+85%) sotto la duplice spinta della duplice impennata della domanda (quale bene rifugio in momenti di crisi) e del prezzo dell'oro (+25%). La gioielleria ed oreficeria,come già anticipato, nonostante la spinta del prezzo dell'oro, ha accusato un calo delle vendite estere del 15,6%. La tendenza accomuna, in ogni caso, tutti i distretti produttivi nazionali: Vicenza ha un andamento simile al nostro (-14,7%) mentre Alessandria riporta un risultato ancora più negativo (-27,1%).

Anche per la moda i segnali delle ripercussioni della crisi si possono vedere già nei dati del primo trimestre: a livello aggregato si ha una diminuzione dell'export del 22,6%: se l'abbigliamento (-17,5%) e la pelletteria (-15,2%) riescono in parte a contenere le perdite, ben più importanti sono le flessioni del tessile (-21,9%) e in particolare delle calzature   (-39,6%). Fra gli altri settori per fortuna prevalgono, almeno nel primo trimestre, i segni positivi: ad esempio  agricoltura (+11,9%), prodotti alimentari (+18,2%), bevande (+1,5%), legno e prodotti in legno  anche se non mancano alcuni settori in contrazione".

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