Ghinelli, giornata da dentro o fuori. Maggioranza divisa, la Lega chiede la rinuncia alla ricandidatura

. Inserito in Diario di Bordo

Per il partito di Salvini il caso "Multiservizi" è l'occasione per dettare le regole del gioco: la prima forza politica ad Arezzo concederebbe ad Alessandro Ghinelli di terminare la legislatura.  Il prezzo è la ricandidatura. L'annuncio già durante il consiglio comunale?

I tempi della politica sono diventati rapidissimi. Mutano con la stessa rapidità del volubile consenso degli elettori. La volatilità è ormai un fatto acclarato anche alle nostre latitudini. Lo "zoccolo duro" di coloro che votano lo stesso partito o movimento per "tradizione", è sempre più risicato all'interno di ogni forza politica, così è facile passare da un 40%, come quello del Pd alle Europee del 2014, all'insignificanza elettorale. Renzi ne sa qualcosa. Ne sa qualcosa il Movimento 5 Stelle, che in pochi mesi, rispetto al 33% delle politiche 2018, ha visto assottigliare il proprio consenso, seppur sostanzioso, in favore della Lega di Salvini e, in parte, verso il Pd. E quest'ultima forza, tradizionalmente forte in Toscana, ha visto riversarsi preferenze verso la Lega, forza che esprime valori diametralmente opposti. Ne sa qualcosa Forza Italia, che dai fasti berlusconiani d'un tempo andato, si ritrova ben al di sotto di un accettabile 10%. Nel giro di cinque anni, nel nostro paese, tre partiti hanno conquistato un sorprendete consenso, per poi dilapidarlo in breve tempo. Quello che era valido fino a ieri è insomma destinato a cambiare radicalmente in poco tempo, addirittura in pochi giorni, con travasi di voti da un partito all'altro. Basta una mossa sbagliata e ti ritrovi, dal governo del Paese, di una Regione o di una città, alla crisi di consenso più profonda.

Volatilità. Cui non sfugge la Toscana e nemmeno Arezzo.

L'elettore insomma non è più "statico", ma tendenzialmente "infedele" in sempre più larga percentuale, quindi capita che la Lega, alle ultime consultazioni europee, risulti il partito più votato ad Arezzo. Scelto da oltre il 36% degli aventi diritto aretini, seguito a distanza dal Pd con il 27,6%, dal Movimento 5 Stelle al 12,2%, da Forza Italia con il 6,6%, tallonata al 6,3% da Fratelli d'Italia. Tenendo appunto conto dell'umoralità dell'elettorato, la Lega sa che lo straordinario risultato ottenuto ad Arezzo non va per così dire disperso, ma capitalizzato alle prossime elezioni amministrative. Ma con la maggioranza che governa Arezzo destabilizzata da inchieste giudiziarie che coinvolgono il sindaco, un consigliere comunale e due presidenti di partecipate, il rischio è quello di perdere larga parte del consenso e con esso le elezioni.

Certamente nessuno si augurava fatti di questo genere, ma tant'è. Per la Lega è l'occasione, servita su un piatto d'argento, per dettare le regole del gioco e far valere l'attuale peso specifico. Per rovesciare il tavolo e cambiare la storia scritta di una (ri) candidatura, quella di Ghinelli, annunciata a pochi giorni dalla trionfale cavalcata elettorale della Lega di maggio 2019. Ai primi di giugno il centro destra, con sorprendente largo margine, confermò la candidatura a sindaco di Ghinelli per il secondo mandato: LegaForza ItaliaFratelli d’Italia, OraGhinelli in marcia. Fu annunciata anche la partenza della macchina organizzativa di “Arezzo 2020 Ghinelli Sindaco”: gruppi di lavoro, comunicazione, linee programmatiche. Poi il caso Coingas. Poi il collegato caso "Multiservizi". Poi l'elettore "infedele" di cui sopra. Infine la (legittima) aspirazione del primo partito della città ad esprimere un candidato proveniente direttamente dalle proprie fila. Insomma, "non c'è tempo da perdere", debbono essersi detti i salviniani

Pare così rinviato a "dopo" il consiglio comunale di Arezzo di questo martedì 21 gennaio il summit dei coordinatori regionali del centro destra chiesto dalla Lega sul "caso Arezzo". Solo per dare a Ghinelli l'opportunità di cedere, con l'onore delle armi, su un punto fondamentale. In pratica verrebbe "concesso" al sindaco di terminare il mandato senza scossoni, a patto della rinuncia, da subito, alla ricandidatura. Venendo meno al documento siglato a giugno per "giusta causa".

Per uno scandalo che forse l'elettorato aretino di centro destra, anche quello più fedele, potrebbe mal digerire alle prossime elezioni amministrative.

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione