Banca Etruria, anni di "mala gestio". Il commissario liquidatore: "L'istituto come un bancomat per gli amici"

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185 milioni di euro erogati in 198 fidi: 80 milioni persi. Procedure anomale, devoluzioni ad amici, parenti, conoscenti. Di gestione in gestione, un comitato ristretto "indirizzava" il cda. Ecco a chi sono andati i soldi della defunta banca aretina

Gli imputati 

25 imputati: ex consiglieri di amministrazione, ex revisori ed ex dirigenti di Banca Etruria, chiamati a rispondere del default dell'ex istituto di credito aretino: tra di loro, anche l'ultimo presidente Lorenzo Rosi e i vice Giorgio Guerrini e Giovanni Inghirami.

Il liquidatore della Banca D'Italia in Tribunale: "Banca Etruria come un bancomat"

È il filone principale dell'inchiesta, con accuse diverse in base ai ruoli ricoperti nella banca che fu prima commissariata e poi messa in risoluzione. Gli imputati alla sbarra devono rispondere, con vari livelli di responsabilità, di bancarotta fraudolenta e semplice. Il commissario liquidatore di Banca d'Italia Giuseppe Santoni, è stato chiamato ieri in Tribunale ad Arezzo per oltre tre ore di fronte ai pm Claudiani e Masiello, ai quali ha inquadrato le "numerose anomalie riscontrate, che fanno pensare alla Banca come ad un bancomat ad uso e consumo del consiglio d'amministrazione dell'istituto di credito aretino", confermando, di fatto, un modus operandi ormai "storicizzato" nella Banca.

Il consiglio ristretto

Tutto pare in linea con la ricostruzione del gup Giampero Borraccia nelle motivazioni della sentenza di condanna del 31 gennaio scorso a 5 anni dell'ex presidente Giuseppe Fornasari e dell'ex direttore generale Luca Bronchi, a due anni l'ex presidente Alfredo Berni e a un anno e 6 mesi Rossano Soldini, il consigliere che fu il primo, va ricordato, a denunciare la gestione Fornasari. Il gup spiegava che il consiglio d'amministrazione della banca aretina veniva "imboccato" da un consiglio ristretto, se è vero che  alla fine decideva tutto "un “trio” informale, composto da presidente, vicepresidente e direttore generale", che riusciva a indirizzare le riunioni del cda, piaceri e finanziamenti agli amici degli amici. Nella ricostruzione, il gup parla di una "ragnatela di potere con mediazioni improprie che rendevano possibili prestiti tutt’altro che cristallini, legami personali che scavalcavano le strutture dell’istituto nella concessione dei finanziamenti".  

Tanti soldi senza garanzie agli amici

I soldi venivano erogati senza opportune garanzie agli "amici degli amici", parenti, conoscenti, anche in presenza di conflitto d'interessi. Si parla di oltre quasi 200 operazioni a dir poco spericolate, andate in sofferenza e che hanno provocato grosse perdite alla banca di Arezzo. "Tutto documentato", ha dichiarato ieri Santoni.

Le ispezioni della Banca d'Italia negli anni della "mala gestio"

Devoluzioni, prestiti, fidi e mutui, concessi anche a società non ancora costituite dal 2009 in poi, quando viene posta fine alla presidenza Faralli col subentro di Fornasari e Bronchi. Nel 2010, dopo la prima ispezione della Banca d'Italia, vengono mossi rilievi sulla gestione dei crediti erogati. Sofferenze raddoppiate tra il 2011 e il 2013: si passa dal 9% al 18% del portafoglio, perdite per 60 milioni. Nel 2014 a Fornasari subentra Lorenzo Rosi e viene respinta l'ipotesi fusione con Banca Popolare di Vicenza. La situazione, riferisce Santoni, diventa irreversibile: "Banca Etruria mai in utile, credito erogato di pessima qualità, cattiva erogazione, mala gestione".

I soldi di Banca Etruria

198 i prestiti erogati nel mirino, per un totale di 185 milioni di euro elargiti, ma solo 105 milioni restituiti. Alla Città Sant'Angelo Sviluppo dell'allora consigliere Lorenzo Rosi, di lì a poco presidente, per la costruzione dell'Outlet in provincia di Pescara, l'erogazione avvenne senza la costituzione della società. Ma la pratica più importante è quella relativa alla Sacci di Augusto Federici, con oltre 60 milioni di euro di sofferenza. Altri 25 milioni erogati in assenza di precise garanzie alla società Privilege di Mario La Via per la costruzione dello Yacht Etruria. 20 i milioni concessi ad Armando Verdiglione per il relais San Carlo Borromeo, anche questi non restituiti. Nel 2015 le perdite ammontavano a 500 milioni di euro.

Prossima udienza fissata per il 27 settembre, quando Santoni risponderà ai quesiti degli avvocati difensori, prima di entrare nei dettagli delle singole operazioni.

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Guido Albucci

Guido Albucci

Di tante passioni, di molti interessi. Curioso per predisposizione, comunicatore per inclinazione e preparazione