Contributi a fondo perduto: le Fiamme Gialle scoprono 26 irregolarità

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Controlli sul “contributo a fondo perduto” destinato ad imprenditori danneggiati dall’emergenza sanitaria. Scoperte 26 irregolarità.

I finanzieri del comando provinciale di Arezzo proseguono il “monitoraggio” su tutte le risorse pubbliche impiegate per attenuare le conseguenze della crisi economica generata dal covid-19.

Sono in corso numerose attività di analisi, una di queste riguarda la misura dei “contributi a fondo perduto”, (somme di denaro elargite senza obbligo di restituzione), varata dal governo sin dall’inizio della fase emergenziale, prima, con il decreto “rilancio” e, successivamente, con le varie edizioni dei decreti “ristori” e “sostegni”.

I contributi sono stati erogati nei confronti di una vasta platea di imprese e professionisti della provincia di arezzo, progressivamente estesa nel tempo, e sono commisurati al calo del fatturato registrato per effetto della crisi pandemica.

Tuttavia, tali elargizioni (come, del resto, tutte le erogazioni pubbliche) sono precluse a coloro che sono stati condannati per determinate tipologie di reati, tra i quali l’associazione di stampo mafioso, quella finalizzata al traffico illecito di stupefacenti e la truffa aggravata, così come previsto dal “codice antimafia”.

Allo stesso modo, le aziende colpite da informazione interdittiva antimafia, emessa dal prefetto all’esito di accertamenti che hanno fatto emergere contiguità con la criminalità organizzata, non possono ottenere provvidenze pubbliche.

Proprio nei confronti di queste ultime “categorie” è stata appuntata l’attenzione del nucleo di polizia economico finanziaria, che, grazie all’incrocio delle informazioni acquisite dalla prefettura con gli elementi ricavati dalle banche dati, ha “passato al setaccio” centinaia di posizioni, individuando alcuni imprenditori - 6 in tutto - che hanno avuto accesso al denaro statale, senza averne titolo, per la presenza di condanne per gravi reati e di interdittive antimafia.

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