Martina Rossi, corsa contro il tempo

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Nel processo sulla morte di Martina Rossi, fissato l'appello bis: sarà il 7 aprile. Ad agosto il reato sarebbe andato prescritto. Un vicenda giudiziaria infinita, che ora potrebbe veder scritta l'ultima pagina, nel rispetto della vittima, dei familiari di Martina e degli imputati stessi

"Da rifare il processo d'appello", aveva decretato la Corte di Cassazione, lo scorso 21 gennaio. E la Corte d’Appello di Firenze ha già messo in calendario l’udienza per mercoledì 7 aprile per evitare il rischio di slittamenti fino ad agosto, quando per gli imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, di Castiglion Fibocchi, il reato potrebbe essere dichiarato estinto. 

L'appello bis per far luce sul caso di Martina Rossi, la studentessa ventenne di Genova morta in Spagna il 3 agosto del 2011 cadendo dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca, in Spagna,  dove si trovava in vacanza, calendarizzato dunque in tempi da record rispetto alla proverbiale lentezza della giustizia italiana. E vedremo se peseranno i rilievi contenuti nelle motivazioni del rinvio deciso dalla Cassazione. Se da un lato Albertoni e Vanneschi sostenevano che la ragazza fosse in preda ad una crisi di nervi, di parere diametralmente opposto sono i magistrati della terza sezione penale della Cassazione, che hanno letteralmente "smontato" il lavoro dei giudici dell'appello. Si legge infatti nelle motivazioni della sentenza che "i giudici di appello, con un esame invero superficiale del compendio probatorio, hanno ritenuto di ricostruire una diversa modalità della caduta della ragazza, cadendo in un macroscopico errore visivo di prospettiva nell'esaminare alcune fotografie, quanto all'individuazione del punto di caduta, individuandolo nel centro del terrazzo", si legge nelle motivazioni della sentenza.  Inoltre sono stati "depotenziati tutti gli elementi fattuali certi della scena del tragico evento come emergenti dagli atti, depotenziando, altresì la portata delle altre circostanze indizianti certe (i graffi sul collo di Albertoni ed il mancato rinvenimento sul cadavere della vittima dei pantaloncini del pigiama) e con un ragionamento di evidente incongruenza logica, hanno assolutizzato le dichiarazioni del testimone oculare della precipitazione di Martina, sminuendo altresì il narrato degli altri testimoni de auditu, però essenziali per individuare la diacronicità degli accadimenti, ossia quanto riferito dai turisti danesi che occupavano la stanza a fianco di quella ove si trovavano i giovani imputati. La mancanza dei pantaloncini appare difficilmente collegabile a un gesto suicidario, elemento gravemente indiziario, soprattutto se letto in correlazione ai graffi sul collo di Albertoni". Martina quindi entrò nella camera di Albertoni e Vanneschi con i pantaloncini del pigiama, poi spariti al momento del volo fatale: "Ciò che conta è che Martina precipitò senza i pantaloncini del pigiama e tale elemento oggettivo indiscutibile non può 'sparire' anch'esso dalla valutazione dei giudici di merito, ma deve essere correttamente considerato in collegamento con le altre evidenze probatorie al fine di esaminare in via deduttiva le probabili o possibili ragioni della sua mancanza addosso a Martina al momento della caduta, essendo evidente che i pantaloncini con cui la ragazza giunse nella stanza d'albergo degli imputati furono tolti quando la stessa si trovava all'interno della camera 609". Da rivalutare, per i giudici della Cassazione, anche le intercettazioni ambientali del 7 febbraio 2012, giorno dell'interrogatorio di Albertoni e Vanneschi  a Genova: dopo avere letto su un documento che dall'autopsia sul corpo della ragazza non erano state rilevate tracce di violenza, i due, intercettati, avrebbero espresso soddisfazione per la "sensazione di averla fatta franca". Per Albertoni e Vanneschi i giudici della Cassazione hanno dunque disposto un nuovo processo di appello, in quanto "la sentenza impugnata - recitano i giudici nelle motivazioni - non è capace di resistere, considerata sia l'incompletezza, sia la manifesta illogicità, sia la contraddittorietà della motivazione redatta dal Collegio di appello, risultando tale motivazione priva di una visione sistematica dell'intero quadro istruttorio e non esaustiva e osservante dei principi giurisprudenziali".

Dopo la decisione della Cassazione, che ha rinviato al nuovo giudizio del 7 aprile i due 28 enni aretini prosciolti in appello, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, si tornerà in aula il prossimo 7 aprile: “è stato fatto tutto il possibile perché si arrivi a una decisione nel merito, nel rispetto dei familiari della vittima e degli stessi imputati”, ha dichiarato il presidente reggente della Corte d’Appello, Alessandro Nencini. "Soddisfatto" per i tempi rapidi con cui è stato fissato il processo l'avvocato Stefano Savi, legale dei genitori di Martina: "Evidentemente la corte di appello di Firenze ha tenuto conto dei tempi della prescrizione, che scatterà ad agosto".

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