Mulinaccio, quella strage a soli 10 giorni dalla liberazione di Arezzo

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La commemorazione della strage del Mulinaccio, avvenuta il 6 luglio 1944. In quella data, verso sera, una squadra di nazisti in transito si ferma al podere Mulinaccio, dove vive la famiglia Roggi e raduna tutti gli uomini: il capofamiglia Angiolo, i suoi due figli e i tre nipoti, figli del fratello Guglielmo. Non sono partigiani, ma semplici contadini.
I sei uomini vengono fucilati.
Vicino alla casa dei Roggi ci sono le case dei Martini e dei Bianchi, dove vivono anche alcuni sfollati di Arezzo. I tedeschi, con i mitra spianati, rastrellano gli uomini di quel gruppo di case e, messili in fila, li avviano lungo il sentiero che conduce al torrente Castro. Le donne e i bambini restano presso le case e al mattino dopo ricevono la notizia dai tedeschi: "Partigiani kaputt! Andate via, altrimenti kaputt anche voi!". Le donne scappano con i bambini e quando tornano, alcuni giorni dopo, scoprono una fossa comune con le salme di altri otto uomini, legate fra loro con il filo di ferro.
In tutto, 15 morti, cittadini inermi. Il più giovane aveva 17 anni. Il più anziano 62. Furono uccisi dalle truppe tedesche a soli 10 giorni dalla liberazione della città di Arezzo.
“Il toponimo indicava  un agglomerato colonico – scrive Tiziana Nocentini, Direttrice dell’Istituto storico aretino della Resistenza e dell’età contemporanea, autrice de “Mulinaccio, una strage dimenticata”. "Tre case di contadini, una grande aia, un pino. Tre famiglie. I tedeschi presero tutti gli uomini, li fecero metter in fila e camminare verso il Castro che attraversarono al guado del Mulin Vecchio. E passato  il torrente li uccisero a scariche di armi da fuoco. …La mattina del 7 luglio un tedesco ricomparve al Mulinaccio e diede notizia alle donne che i partigiani erano stati uccisi, mai avrebbero pensato che si trattasse dei loro uomini dal momento che non erano partigiani. Il tedesco invitò le donne e i bambini ad abbandonare il casolare. Solo dopo sette giorni seppero che i partigiani uccisi erano i loro mariti, i loro figli. Nel luogo da cui avevano sentito provenire gli spari, rintracciarono da soli la fossa e scavarono con le mani; troveranno le salme legate fra loro con un filo di ferro”.
Questa mattina la commemorazione della strage del Mulinaccio, avvenuta il 6 luglio 1944. Tra gli altri, era presente anche ANPI Arezzo.

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