Gli eroi della montagna che producono gli alberi di Natale

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 Sono decine le aziende produttrici che in Casentino  svolgono attività vivaistica specializzata nella produzione dell’albero di Natale con professionalità e profondo rispetto dell’ambiente

Parlano gli imprenditori agricoli: “L’abete naturale profuma, non inquina e si può smaltire senza danneggiare l’ambiente.  Scegliendolo si rispetta la tradizione e la salvaguardia del territorio”

Dietro alla magia dell’albero di Natale c’è un lavoro quotidiano degli imprenditori agricoli, “gli eroi della montagna” che sfidano ogni intemperia per garantire un prodotto che dal cuore del Casentino, arriva nelle case di molti italiani.

L’azienda Verdalbero di Andrea Baggiani è nata trent’anni fa ed ha la sede a Montemignaio “Per vocazione naturale essendo anche un clima collinare montano, qui c’è un’inclinazione dell’ambiente all’abete che poi diventerà albero di Natale – spiega Andrea – nel nostro Casentino è presente una produzione da sempre molto sviluppata, una gran parte degli abeti partivano da Montemignaio tant’è che oggi è diventato il Paese degli Alberi di Natale!
Noi abbiamo iniziato a produrli per conto terzi, oggi stiamo lavorando con la grande distribuzione. Negli ultimi anni c’è stato un certo ritorno alla qualità per molti aspetti della vita di ognuno e così è stato anche per gli abeti, i nostri clienti ci chiedono consigli quotidianamente, soprattutto dal nord Italia, ci chiamano per sapere come mantenerlo, come concimarlo, vogliono conoscere la temperatura da tenere ed il quantitativo d’acqua da dargli.
Cerchiamo di fornire sempre preziosi suggerimenti, ad esempio piuttosto che annaffiarlo è molto più efficace mettere dei cubetti di ghiaccio in vaso!

Anche dal punto di vista idrogeologico ha permesso di lavorare terreni marginali che in montagna non venivano adibiti ad altro, qui l’albero di Natale ha trovato casa, dando mano al sistema idrogeologico per la manutenzione delle acque”.

Oggi, proprio il Casentino, è uno delle zone di produzione più importante a livello nazionale per l’albero di Natale.
Sono diecine le aziende produttrici che svolgono attività vivaistica specializzata nella produzione degli abeti con professionalità e profondo rispetto dell’ambiente.

“Mio nonno ha iniziato negli anni cinquanta proprio a Montemignaio – dice Marco Agnoloni dell’omonima azienda – siamo alla terza generazione, nel tempo ci siamo allargati ai comuni di Castel San Niccolò e Poppi, a fatica, perché il nostro non è un lavoro facile, dietro alla favola ci sono fatiche quotidiane che ci vedono occupati sempre, con qualsiasi situazione climatica per portare a temine il nostro impegno.
E con il tempo, o meglio con il maltempo che spesso ci troviamo a fare i conti, lo scorso anno ad esempio la siccità ha fatto una vera e propria strage, nel comune di Poppi – prosegue Agnoloni – su 40 mila alberi, ne sono rimasti solo 150, danni come questi non si rivedevano dall’estate del 2003, impossibile da dimenticare, quest’anno è andata meglio, il caldo prolungato dei mesi di settembre ed ottobre ne ha seccati alcuni; le condizioni climatiche purtroppo per noi imprenditori sono diventate un vero e proprio problema che grava sulle nostre produzioni e sul nostro reddito”.

In Casentino vengono coltivate oltre un milione di piantine, sono prevalentemente alberi di abete rosso ma anche di abete bianco e dei più costosi abete di Nordmann e abete argentato.

“Scegliere l’albero che respira significa quindi rispettare la tradizione e salvaguardare il territorio perché trattasi di una coltivazione che, nel riguardo del delicato equilibrio dell’ambiente montano, può rappresentare una ideale forma di utilizzo dei terreni marginali di media collina e montani altrimenti destinati all’abbandono e al conseguente degrado idrogeologico – commenta la Presidente di Coldiretti Arezzo Lidia Castellucci – i nostri associati sono dei veri e propri eroi che si impegnano a preservare il territorio, occorre per questo creare le condizioni affinché si contrasti l’allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di gestione del suolo svolte dagli imprenditori agricoli e dai consorzi”.

I terreni che occupano i vivai in molti casi un tempo ospitavano colture tradizionali delle zone montane, quali cereali o foraggere, oggi spesso in disuso.

“Tali situazioni sono state recuperate proprio grazie alla razionale coltivazione degli alberi di Natale – afferma il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi - i nostri boschi, se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare non solo il serbatoio naturale di assorbimento del carbonio, ma anche un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna.
Accorciare la filiera – conclude il Direttore - significa risparmiare, aiutare il territorio ed i produttori locali ed in inquinare meno”.

 

 

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Redazione Arezzo24

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